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Questo articolo è stato pubblicato il 02 luglio 2012 alle ore 06:44.

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Lombardia e Piemonte sono senz'altro tra le regioni che hanno visto incrementare radicalmente nel tempo il numero di certificazioni energetiche (Ace), sia perché sono state tra le prime a varare un attestato proprio, sia perché prevedono l'Ace anche in caso di contratti in locazione. Non stupisce quindi che, nel corso del 2012, siano state anche le prime a emanare provvedimenti per contrastare un brutto fenomeno:quello della scarsa affidabilità di molti attestati.
La Lombardia ha varato con decreto dirigenziale 9 gennaio 2012, n. 33 (poi corretto dal decreto 18 aprile 2012, n. 3298) criteri di selezione degli Ace rilasciati, per la loro verifica. Sono in particolare sottoposti al vaglio i certificatori che hanno redatto un numero elevato di attestati, quelli che hanno indicato valori anomali dell'indice di prestazione energetica o comunque sulla soglia immediatamente inferiore al minimo previsto per non scendere a una classe energetica inferiore, nonché quelli che rilasciano Ace che vantano prestazioni energetiche particolarmente efficienti. Ad ogni nuovo Ace è assegnato un punteggio decrescente in base a questi quattro fattori (il punteggio basso è indice di Ace a rischio) e tra quelli che hanno ottenuto pagelle scarse vengono estratte a sorte le certificazioni da sottoporre a verifica. La delibera fissa in una dettagliata tabella anche le percentuali di errore concesse, a seconda del tipo di prestazioni rilevate.
Il Piemonte ha elevato invece le sanzioni. Chi non rispetta procedure e metodologie per il rilascio dell'Ace è punito con una multa variabile da 150 a 1.500 euro. Tale sanzione è pari al doppio nei casi in cui l'attestato di certificazione energetica porti all'attribuzione di una classe energetica più efficiente di quella reale e il certificatore è costretto a redigere un nuovo Ace (gratis): se non lo fa c'è un'ulteriore sanzione di 1.500 euro. Se l'errore si ripete più volte (10 in un anno per gli iscritti a ordini o collegi, 5 per gli altri), il certificatore perde la sua qualifica e deve rifare un corso di qualificazione per riottenerla. Ma all'indice non ci sono solo i certificatori: i progettisti che rilasciano relazioni tecniche non veritiere sono segnalati ai propri ordini professionali per i provvedimenti del caso e puniti con sanzione da 500 a 5mila euro (e non più pari al doppio della parcella). Va invece da mille e 6mila euro la sanzione sui mancati o errati controlli sul l'efficienza energetica da parte delle imprese che assumono il ruolo di "terze responsabili" dell'impianto termico, ma non più in capo ai tecnici responsabili, bensì al legale rappresentante dell'impresa stessa. Il rischio peggiore resta però la sospensione da un anno fino a due anni dall'elenco delle imprese accreditate, soprattutto se è messa in pericolo la sicurezza dell'impianto.
I nodi dei controlli di congruità della certificazione restano tre. Innanzitutto, chi se ne occupa? In Lombardia, per esempio, nessuno l'ha ancora stabilito e i controlli non sono ancora partiti (se si fa eccezione per limitatissime verifiche "campione"). In secondo luogo: chi li paga? Se a eseguire i controlli sono gli enti locali, dovrebbero avere le risorse necessarie. In terzo luogo non si può scaricare tutta la colpa degli Ace mal fatti sui certificatori, formati con corsi di durata breve e sottoposti a una dura concorrenza al ribasso dei prezzi delle loro prestazioni. Il rischio delle certificazioni posticce è comunque quello di aver previsto un obbligo costoso e inutile in capo ai cittadini.
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