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Questo articolo è stato pubblicato il 12 settembre 2012 alle ore 11:23.

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S'è scatenata un'agguerrita concorrenza per calamitare investimenti stranieri nell'area di scambio Asean.
Ne sanno qualcosa Singapore, Vietnam, Indonesia e Malesia che, da soli, formano una piattaforma commerciale da 600 milioni di abitanti, sviluppano un Pil da 3mila miliardi e crescono al ritmo del 5% annuo.

L'area asiatica totalizza il 30% del Pil mondiale, trovare la localizzazione giusta è fondamentale.
Ma perché bisognerebbe preferire la Malesia alle vicine Tigri asiatiche? Con 27,7 milioni di abitanti, una forza lavoro da 12 milioni, un tasso di disoccupazione del 3,7%, una crescita intorno al 4,6%, è un Paese politicamente stabile anche se alle prese con un ricambio necessario. Ha un clima gradevole, popolazione multietnica, malesi, cinesi e indiani coesistono senza frizioni. È anche un Paese che cerca di uscire dalla middle income trap portando il reddito medio procapite da 9.600 a 15.500 dollari entro il 2020 ma che registra anche una domanda generalizzata di beni sempre più sofisticati, proveniente sia da settori produttivi in forte espansione in un mercato sempre più integrato, sia da una classe media crescente.

Siti Azlina è console e trade commissioner della Malesia a Milano. «Il nostro Paese ha molte attrattive, specie come base logistica all'interno della stessa area asiatica - dice Azlina - la lingua inglese è diffusissima e la manodopera molto educata. La funzionalità dei porti è avanzata. Mi sembrano tutte ottime ragioni per scegliere uno dei nostri tredici Stati di cui si compone la Malesia, anche in vista dell'ulteriore integrazione degli scambi commerciali a tappe che si verificherà nel 2014».
L'ingegner Andrea Bricchi, sales account manager di Selta (350 dipendenti, 70 milioni di fatturato) industria del piacentino specializzata nell'automazione di centraline elettriche, sembra cogliere, a distanza, questi suggerimenti: «Stiamo valutando se aprire un ufficio a Kuala Lumpur, rispetto all'Indonesia, più chiusa geograficamente e anche come mentalità, la Malesia è davvero un punto di partenza verso altri lidi. Offre più spazi e più a buon mercato della vicina Singapore, ormai talmente cara da annullare i vantaggi». Gli fa eco Renato Izzolino di Ska, azienda di Sandrigo (Vicenza) che si occupa di trasformazione di prodotti alimentari: «Noi in Malesia abbiamo già uno stabilimento, siamo soddisfatti di questa esperienza». Ricorda Veronica Squinzi, responsabile dello sviluppo di Mapei, multinazionale della chimica applicata all'edilizia: «Abbiamo individuato da tempo quest'area, già dagli anni Novanta, continuiamo a crederci e a investire perché c'è mercato».

Paolo Vitali è marketing officer del consolato commerciale malese. «L'interscambio è ridotto, ma abbiamo presenze importanti specie per l'importazione di commodities, ci sono aziende interessate alla gomma, all'olio di palma, al petrolio, ma vediamo anche nuove prospettive, nel design industriale, nella manifattura, negli apparecchi elettromedicali, nell'automotive».
Un Paese proattivo. Datuk Seri Mohd Ali Bin Mohd Rustam, primo ministro della Malacca, è appena stato a Milano per illustrare, in un incontro aperto agli addetti ai lavori, le opportunità del suo Stato. Roziat Ibrahim è console per gli investimenti e sottolinea la necessità di investimenti qualificati. Mida, la Malaysyan industrial development authority (www.mida.gov.my), che è il punto di forza dell'ufficio, traccia una mappa della convenienza. «Abbiamo elaborato una sorta di manuale - dice Ibrahim - in grado di spiegare punto per punto e per ogni Stato i costi dell'investimento». Vediamoli: dai diritti per il registro delle società (minimo 244,75 euro per un capitale non superiore a 24.251 euro) alle parcelle per i servizi di segreteria societaria (485,02 euro se la società è a responsabilità limitata), all'affitto degli uffici a quello del terreno industriale e per la costruzione di stabilimenti (15,76 euro minimi a metro quadro) alle tasse societarie (25% per residenti e non residenti) a quella sui servizi (5%), alle detrazioni in conto capitale che scattano sugli edifici industriali (3%), ma anche sui computer (40%), agli stipendi (384,38 euro al mese per una segretaria), alle tariffe elettriche o alle linee digitali, particolarmente convenienti.

La Malesia è nell'agenda del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, entro l'anno, con una missione in Thailandia e in Malesia. Ma a muovere è Promos, l'azienda della Camera di Commercio di Milano, con una missione imprenditoriale a Singapore e in Malesia il 20 e 27 ottobre. E a fine dicembre, per la Energy Week di Singapore (www.siew.sg), un'altra ventina di imprese farà tappa anche a Kuala Lumpur.

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