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Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre 2012 alle ore 08:00.

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Dal matrimonio con Clara Gabrielli, Brandi ha tre figlie. Dopo aver rilevato le Concerie del Chienti – azienda che avrebbe integrato la filiera produttiva della capogruppo – la affida a Bruno Martarelli, marito della figlia Gabriella. Poi compra la torinese Poltrona Frau, la trasferisce a Tolentino e la affida a Franco Moschini, marito della figlia Isabella. Più tardi, la stessa Nazareno Gabrielli finirà in mano a Davide Passini – manco a dirlo marito di Grazia, la terza figlia – che spingerà ancora di più sul design e l'innovazione.

Però, a metà anni '90 scoppia la crisi. Passini (che aveva fatto un leveraged buyout per prendere il controllo totale Gabrielli) è indebitato e non ce la fa. L'azienda passa di mano, viene scissa in due, va verso il fallimento. La NG Diaries, di proprietà della bergamasca Lediberg che, con 80 milioni di agende promozionali vendute in 35 paesi è leader del suo settore, aveva rilevato qualche anno fa l'ormai centenario marchio Nazareno Gabrielli, ma solo per il cosiddetto B2B. Adesso però, qualcosa si muove.
Lo scorso dicembre, Maurizio Castelli, amministratore delegato della Lediberg, ha personalmente rilevato il marchio dal curatore fallimentare anche per le vendite retail. E ha prontamente sfornato quattro nuove linee di borse e accessori, disegnate a Tolentino ma perlopiù prodotte altrove. Per il brand Nazareno Gabrielli potrebbe essere il momento della resurrezione. «Ci muoveremo con prudenza», confessa Castelli. «Ma il marchio è conosciuto anche in Cina o in Giappone. E a Tolentino abbiamo il know-how e le risorse umane per lo sviluppo di nuovi prodotti di alto livello».
«Le consegne sono molto più rapide di un tempo – osserva Foglia – e se non avessimo una forza lavoro così disponibile davanti agli imprevisti, sarebbe un disastro». «La flessibilità e la rapida risposta ai cambiamenti – rimarca Jannucci – è sempre stata una caratteristica del distretto industriale di Tolentino».

«In questo momento, dal punto di vista dell'occupazione, il settore tiene», commenta Giorgio Tacchiarelli, segretario della Cgil locale, 35 anni di lavoro alla Gabrielli. «Forse la situazione si è stabilizzata. Ma l'umore stesso della città è cambiato: ci sono 1.403 iscritti alle liste di mobilità. Un tempo, qui c'era praticamente la piena occupazione». Se è per questo, un tempo il Comune di Tolentino era una roccaforte della sinistra. Dalle ultime elezioni, ha un sindaco del Pdl, Giuseppe Pezzanesi.
Nonostante un sistema industriale fondato sul terzismo, con un enorme indotto per le imprese più grandi, a Tolentino «non hanno trovato il modo di aggregarsi in qualche modo – spiega Jannucci – neppure con la nascita di un consorzio per l'acquisto delle pelli». Se non ne hanno mai sentito il vero bisogno, è forse perché, un tempo, gli ordini fioccavano da tutte le parti. Immaginate un qualsiasi nome del lusso: ecco, almeno per qualche anno, ha sicuramente fatto produrre qualcosa a Tolentino.
I grandi marchi, se non tutti, si servono ancora qui. E questa è l'origine dell'altro vero problema: l'assenza di marchi locali. Un tempo c'era solo Nazareno Gabrielli. In attesa che risorga, oggi sventola solo la bandiera Frau. «Bisognava pensarci ai tempi d'oro», ammette Sciamanna, che ha ereditato l'azienda dal padre Germano, un altro fuoriuscito della Gabrielli. «Noi però abbiamo lanciato il marchio Cromia già 8 anni fa, e siamo passati da zero a un fatturato di 12 milioni», sui 27 totali della Laipe. Niente male. Però, anche in questo caso, il disegno è fatto a Tolentino e la produzione altrove.

Beh, come è scritto su tutti i prodotti della Apple: Designed in California, Assembled in China. Vent'anni fa, quando il Sole 24 Ore visitò per la prima volta questo distretto industriale, il Web non esisteva neppure. È cambiato tutto. Perfino nell'amena, e remota, Tolentino.

Il punteggio
Attraverso una griglia di 12 variabili ciascun distretto è definito nei suoi punti di forza e di debolezza. A Tolentino c'è stata una forte imprenditorialità di prima generazione, ma non di seconda. Il tessuto industriale, dopo la crisi, tiene. Ma sconta l'assenza di nuovi marchi locali
-1
PRODUTTIVITÀ

Sarebbe meglio dire: velocità. La capacità di reazione di questo distretto industriale – di fronte alle mode, ma anche di fronte ai diritti e ai rovesci del mercato – è sempre stata straordinaria. Fa parte della stessa storia della Gabrielli, dalla quale tutto è nato.

ALTA
-2
OCCUPAZIONE

La quasi piena occupazione di una volta, è solo un ricordo: ci sono 1.400 persone iscritti nelle liste di mobilità. Ma l'occupazione è un plus di Tolentino per l'esperienza pelletteria dei lavoratori locali e anche per la loro disponibilità a lavorare duro, quando ce n'è bisogno.

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