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Questo articolo è stato pubblicato il 22 settembre 2012 alle ore 08:16.

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MILANO
Non c'è soltanto lo spread tra BTp e bund, cioè tra i titoli del debito pubblico, a dividere Italia e Germania. Esiste un altrettanto insidioso e forse meno noto spread educativo che indebolisce alle fondamenta la tenuta competitiva del nostro Paese. Al punto che c'è chi afferma che il debito italiano nasce a scuola. Ma lo spread educativo, che si riflette per esempio in una percentuale di laureati nelle classi dirigenti italiane inferiore a quella tedesca, condiziona in primo luogo l'economia reale, quella formata dalle imprese, che senza competenze adeguate incontrano crescenti difficoltà a competere in un mondo sempre più complesso e raffinato. In Italia l'education, cioè il mondo dell'istruzione (dalla scuola elementare all'università) e il mondo del lavoro sono entità ancora troppo separate. Con contraccolpi negativi per quest'ultimo. Da quando l'euro è diventato la moneta unica europea (1° gennaio 2002) l'Italia ha perso 30 punti percentuali di competitività rispetto alla Germania in termini di Clup, cioè di costo del lavoro per unità di prodotto. Questo dato, da solo, dovrebbe accendere un faro permanente sul distacco italiano tra scuola e lavoro e in particolare tra università e impresa.
Questi, in estrema sintesi, alcuni degli spunti che si ricavano dal volume «I numeri da cambiare; scuola, università e ricerca; l'Italia nel confronto internazionale» appena ultimato da Fondazione Rocca e Associazione Treellle. Il volume, ricchissimo di dati, analisi e tabelle, verrà presentato alle istituzioni martedì 2 ottobre a Roma, preso l'Università Luiss, alla presenza dei ministri Francesco Profumo (Istruzione), Fabrizio e Barca (Coesione territoriale) e due ex ministri Luigi Berlinguer e Mariastella Gelmini. Ieri, in un incontro riservato con alcune testate, Gianfelice Rocca, presidente del gruppo Techint e Attilio Oliva, presidente Associazione Treellle, hanno anticipato i principali dati della ricerca.
È illuminante il confronto serrato con la Germania in quanto i due sistemi economici hanno molti punti in comune. A cominciare dal manifatturiero. E perché la crisi europea ha posto i due Paesi in una stretta collaborazione-competizione. Il sistema educativo italiano, diversamente da quello tedesco, continua ad allontanare la prospettiva di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. «In Germania – osserva Rocca – il 14% dei giovani consegue un titolo di istruzione post-secondaria professionalizzante: si tratta cioè di giovani specializzati sulle professioni richieste dalle imprese. Questo tipo di laureati in Italia è ancora sostanzialmente assente (0,5%)». In realtà, lo spread educativo tra Italia e Germania inizia molto prima, dalle scuole medie. A una scuola primaria competitiva segue il «buco nero» (definizione di Rocca) delle secondarie. «Nelle scuole medie dovrebbero esserci gli insegnanti migliori e più giovani. Cosa facciamo per le scuole medie?», si chiede Rocca. «La selezione dei presidi – incalza Oliva – è il passaggio chiave per migliorare la qualità della scuola italiana». Se guardiamo invece all'università, per immatricolazioni i giovani italiani sono in linea con le medie europee. Tuttavia il percorso, troppo accademico, troppo lungo e senza esperienza di lavoro, non li porta verso il mondo delle imprese. Passando poi al rapporto università-impresa emerge un altro problema. «I tedeschi – dice Rocca – sono i campioni della trasformazione della scienza in brevetti e in prodotti. Da noi invece la capacità di trasformare la ricerca in innovazione, cioè il trasferimento tecnologico, è molto limitato».
Le questioni aperte, come si vede, sono moltissime e complesse, però è indispensabile affrontarle per consentire all'Italia di restare aggianciata al treno dei Paesi più sviluppati. «Anche perché – ammonisce Rocca – la tenuta stessa dell'euro viaggia sulla convergenza economica dei vari Paesi». I numeri (della ricerca) aiutano a comprendere qual è la situazione attuale, ma sono appunto da cambiare, tenendo presente – questo il messaggio rivolto da Rocca e Oliva alle forze politiche – che un sistema educativo di qualità è una grande piattaforma per far ripartire l'Italia.
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