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Questo articolo è stato pubblicato il 28 novembre 2012 alle ore 17:06.

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La crisi globale passa alla larga (o quasi) dai Musei Vaticani. Nel 2012 sarà eguagliato il record di visitatori raggiunto lo scorso anno: cinque milioni di presenze, che lo attesta nel podio dei più visitati al mondo, dopo il Louvre di Parigi. «I Musei Vaticani sono uno dei luoghi irrinunciabili al mondo, e anche se la crisi si sente, l'afflusso è rimasto costante» afferma Antonio Paolucci, direttore dei Musei dal 2007 e in passato soprintendente per il Polo museale fiorentino e Ministro per i beni culturali.

Il bilancio dei Musei - che appartengono allo Stato della Città del Vaticano - è in attivo e contribuisce in misura significativa al mantenimento della complessa macchina d'Oltretevere, e in particolare del Governatorato: nel 2011 hanno prodotto ricavi per 91,3 milioni di euro, rispetto agli 82,4 del 2010. Il numero di presenze - il più alto della penisola italiana, al secondo posto vengono gli Uffizi di Firenze con 1,7 milioni - è raddoppiato in 20 anni, ma naturalmente crescono anche gli impegni di restauro e manutenzione, che impongono anche delle revisioni sulle entrate: infatti nel 2013 il costo del biglietto d'ingresso ordinario salirà a 16 euro (+1). Costanti anche gli incassi sui servizi connessi alle visite, come l'audioguida, e anche la ristorazione ha mantenuto i livelli dello scorso anno. In calo invece le attività collaterali di merchandising: poster, cartoline e i libri (pubblicati dalla Edizioni Musei Vaticani) che nella prima parte del 2012 hanno registrato un calo del 10%, ma già nel secondo semestre mostrano un deciso recupero. «I visitatori naturalmente se devono risparmiare non lo fanno certo sulla visita, ma sugli acquisti facoltativi, ma siamo confidenti che anche queste attività torneranno sui livelli che abbiamo visto negli anni precedenti» ha aggiunto Paolucci.

I Musei Vaticani - le cui prime tracce risalgono all'inizio del '500 - attualmente impiegano circa 700 persone, di cui 43 sono giovani restauratori: si tratta di uno dei pochi casi di sbocco di giovani che studiano e si specializzano in restauro. Oltre agli incassi dei biglietti i Musei godono delle elargizioni liberali dei Patrons of the Arts, organizzazione nata trent'anni fa su iniziativa di un gruppo di americani amanti dell'arte (oggi sono 1.400, sparsi tra Americhe ed Europa) da cui annualmente affluiscono fondi per oltre un milione di euro, destinati perlopiù a restauri. Ma l'attività dei Musei - che nella direzione vede in organigramma Arnold Nesselrath delegato per i dipartimenti scientifici e i Laboratori e monsignor Paolo Nicolini per i settori amministrativi e gestionali - spazia in tutto il mondo vaticano come Sovrintendenza ai monumenti dello Stato del Papa: su interventi di mantenimento e restauro la copertura dei costi è assicurata dalle sponsorizzazioni.

Ora uno degli interventi più importanti in corso di definizione è relativo alla parte più famosa e preziosa dei Musei, la Cappella Sistina, di cui giusto un mese fa si sono commemorati i 500 anni dall'inaugurazione. Infatti a lungo andare la massiccia presenza di visitatori - che dal grande restauro del 1994 sono raddoppiati, da 2,5 a 5 milioni, appunto - potrebbe provocare danni a causa di polveri, pressione antropica, anidride carbonica, temperature eccessive, sbalzi climatici, elementi nocivi che ogni visitatore porta con sé e che minano il microclima della Cappella, peraltro luogo simbolo anche perché vi si tiene il Conclave. Paolucci ha incaricato la società specializzata americana Carrier di progettare un nuovo sistema di climatizzazione per mettere al riparo gli affreschi. Un intervento necessario «per evitare che si debba arrivare in futuro a limitare l'afflusso di visitatori nella Sistina». Ma anche nuove iniziative sono allo studio, come una fototeca e un museo etnologico: un cantiere aperto, quindi, nel cuore di Roma, anche se appena al di là del confine, ma che con l'Italia e la sua Capitale interagisce di continuo e crea indotto sul fronte del turismo e dei servizi.

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