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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2013 alle ore 17:54.

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ROMA. Un esercito di quasi sei milioni di persone, 5 milioni e 719mila per la precisione, che se ci fossero opportunità di lavoro sarebbero «potenzialmente impiegabili nel processo produttivo». Si tratta di due milioni e 744mila disoccupati (numeri più alti di noi nel 2012 si registrano solo in Francia e Spagna), a cui si sommano i due milioni e 975mila inattivi «ma subito disponibili a lavorare» (qui abbiamo il primato tra i paesi europei). E all'interno di questo gruppo di inattivi gli "scoraggiati", quelli cioè che dichiarano di non aver cercato un impiego perché convinti di non trovarlo, sono ben un milione e 300mila unità, il 43% del totale.

La fotografia scattata ieri dall'Istat, che ha analizzato tre indicatori complementari al tasso di disoccupazione aggiornati al 2012 e confrontati a livello europeo, evidenzia un mercato del lavoro italiano in "codice rosso". Rispetto al 2011 gli inattivi ma disponibili a lavorare sono cresciuti di ben 78mila unità; e, in totale, sono un circa un terzo di quelli europei (che sono 8,8 milioni), raggiungendo il livello più elevato dal 2004.

Gli inattivi che invece cercano lavoro ma non sono da subito disponibili a lavorare - sorattutto per motivi di studio - sono 111mila (7mila in meno rispetto al 2011). Mentre, sempre nel 2012, i sottoccupati part-time toccano quota 605mila, ben 154mila unità in più rispetto a un anno prima (+34,1%). Numeri più elevati di noi sono in Francia (i sottoccupati part-time sono poco più di 1,1 milioni di unità), in Spagna (1,4 milioni), Germania (1,8 milioni), Regno Unito (1,9 milioni). Ma nell'esperienza italiana gran parte del part-time è di tipo «involontario» (vale a dire svolto in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno): tra i sottoccupati part-time quelli a caratteri involontario sono nove ogni dieci.

Di qui l'esigenza «di formare subito un governo che affronti l'emergenza lavoro con politiche fiscali che abbassino il cuneo e incentivino buona occupazione, soprattutto giovanile e femminile», ha sottolineato Guglielmo Loy (Uil). L'obiettivo, ha aggiunto Giorgio Santini (Pd), sono agevolazioni ad hoc «per chi introduce sul mercato del lavoro forze nuove e per chi assume o trasformi contratti temporanei in indeterminati».
Del resto, evidenzia ancora lo studio dell'Istat, dal 2007 al 2012 le persone incerca di occupazione, cioè i disoccupati, sono cresciuti di un milione e 238mila unità. In aumento, sempre negli ultimi 5 anni, anche gli inattivi disponibili a lavorare (+17,1%) e i sottocupati part-time: qui la crescita è stata di 241mila unità (+66,1% rispetto ai 364mila del 2007).

Nel solo 2012 sono cresciute soprattutto le donne inattive (+109mila unità sul 2011). Ma la quota più elevata di inattivi sono i giovani tra i 15-24 anni: rappresentano il 32,2% delle forze lavoro giovanili nel 2012.

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