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Questo articolo è stato pubblicato il 23 aprile 2013 alle ore 06:44.

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ROMA
Spingere sulla collaborazione publico-privato per attrarre investimenti esteri nel nostro paese. «L'Italia desta interesse, ma l'elemento che spaventa di più è l'incertezza. Rispetto alle difficoltà del percorso scoraggia non avere davanti una controparte precisa». Sulla base di questa analisi Giuseppe Recchi, presidente del Comitato investitori esteri di Confindustria, oltre che dell'Eni, sta lavorando in stretta sintonia con il Desk Italia, la struttura istituita presso il ministero dello Sviluppo come sportello per l'attrazione degli investimenti esteri in Italia.
È stato proprio grazie al pressing del Comitato investitori esteri, come ha detto lo stesso coordinatore del Desk Italia, Federico Eichberg, che lo sportello è stato costituito. Ed ora che sta diventando operativo, si tratta di far andare avanti la collaborazione tra Comitato e Desk per affrontare i problemi concreti delle imprese. Proprio per rispondere a questa esigenza ieri mattina si è tenuto un primo incontro tra Recchi, accompagnato da Sami Khale, presidente e ad di Procter & Gamble e chairman del gruppo di lavoro programmi e strutture di attrazione del Comitato investitori esteri, Eichberg e i diplomatici commerciali delle ambasciate. Erano presenti 46 diplomatici di altrettanti paesi, oltre a Eleazar Velasco Navarro e Paolo Quercia, rispettivamente presidente e coordinatore del Club dei Diplomatici commerciali. Un incontro aperto da Mario Cospito, consigliere diplomatico del ministero dello Sviluppo econlmico. «Il made in Italy è uno dei primi tre brand al mondo», ha esordito Cospito.
L'Italia piace. Ma venire da noi è difficile, come dimostrano i tanti casi di investimenti bloccati nelle pastoie burocratiche per anni. Serve un punto di riferimento certo: «L'attrazione di investimenti dall'estero è importante per un paese, sono un seme di crescita, portano cultura d'impresa, tecnologia. Servirebbe addirittura un ministro per l'attrazione degli investimenti esteri», commenta Recchi.
Il Desk Italia come ha spiegato Eichberg, che è anche nel cda di Invitalia, funziona come tutoraggio nei confronti delle aziende che arrivano da noi, può convocare la Conferenza dei servizi per mettere attorno al tavolo le amministrazioni, ha punti di riferimento regionali, è a stretto contatto con l'Agenzia Ice e Invitalia. La collaborazione con i privati, e quindi con il Comitato di Confindustria, che si è costituito nel 2010 e dove sono presenti quasi 85 country manager di multinazionali, è l'esempio di come pubblico e privato insieme possano operativamente funzionare da «risolutore di problemi».
Dall'incontro di ieri con i diplomatici commerciali è emerso proprio come bisogno numero uno avere un interlocutore unico. Ce ne saranno altri, per mantenere il filo diretto da Desk, Comitato e chi funziona da antenna nel nostro paese. Ieri è stato anche annunciato che il 2 luglio il Comitato investitori esteri organizzerà un convegno proprio per fare il punto sull'attività del Desk Italia e saranno invitati anche gli ambasciatori di vari paesi pr capire come possamo migliorare l'attrattività italiana. Tenendo presente, come ha detto Recchi, che oggi competono non solo le aziende, ma i paesi. E che una multinazionale, ha aggiunto Kahle citando la propria esperienza in P&G, la prima concorrenza la deve vincere al proprio interno, per rafforzare l'Italia rispetto alle altre aree.
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