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Questo articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2013 alle ore 08:22.

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NAPOLI
Un quadro più critico e complesso rispetto al passato: quello che emerge dal «Rapporto sull'Economia della Campania» di Banca d'Italia. Con un Pil che nella regione meridionale si è ancora contratto nel 2012 del 2,6%, contro la media italiana del -2,4% e a fronte di quella dell'area euro dello 0,6%. Non solo, messa in ginocchio da cinque anni di recessione, la Campania continua, dal 2008, a perdere, per fallimenti o liquidazioni volontarie, 8.400 imprese l'anno, che pesano per il 10% sul fatturato globale delle imprese regionali. Si tratta per lo più di società che, in termini di redditività e indebitamento, mostravano fragilità finanziaria anche negli anni precedenti la crisi. Ma gli analisti di Banca d'Italia nella presentazione a Napoli – a cui hanno partecipato anche Marco Zigon, presidente della Getra, Antonio Patuelli, presidente dell'Abi e Fabio Panetta, vice direttore generale di Bankitalia – hanno voluto dar risalto anche a pochi dati di segno "lievemente" positivo, e che rappresentano la vera novità. L'Istat – si legge nel Rapporto – rileva che nella media del 2012 il numero di occupati è aumentato di 20mila unità, con una crescita dell'1,3%. Un fenomeno più evidente nel quarto trimestre 2012 quando si è invertita la tendenza che nel precedente quinquennio è costata la perdita di 150mila unità lavorative. Così nel 2012 i nuovi rapporti di lavoro dipendente o parasubordinato sono aumentati del 5,3% superando i rapporti cessati, pari a + 4,9 per cento. È cresciuta l'occupazione dei giovani con meno di 25 anni e dei lavoratori autonomi.
Il quadro generale della situazione occupazionale resta drammatico: con un tasso di occupazione che ha raggiunto il 40%, rimanendo al livello più basso tra le regioni italiane e inferiore alla media nazionale di ben 17 punti. «Nel 2012 si registra una lieve crescita che se continuasse allo stesso ritmo impiegherebbe ben 31 anni – dice Giovanni Iuzzolino della sede di Napoli della Banca d'Italia – a raggiungere la media nazionale del rapporto tra occupati e popolazione».
Insomma, c'è ben poco da rallegrarsi: nel 2012 cresce il tasso di disoccupazione dal 15,5 del 2011 al 19,3% del 2012, e le persone in cerca di lavoro crescono di 91mila unità (+31,5%).
Il quadro resta critico, ma quel +1,3% non può passare inosservato. Dove si sono collocati i nuovi occupati? Per Banca d'Italia in primo luogo i nuovi posti sono stati creati nelle imprese che resistono alla crisi. Sebbene nel complesso si sia accentuato l'arretramento dell'industria campana rispetto al resto del Paese, e la spesa per investimenti si sia dimezzata nel periodo 2007-2010, esistono realtà produttive che hanno superato per export, fatturato e valore aggiunto i valori di prima della crisi. Parliamo di high tech e alimentare, aeronautica, farmaceutica, abbigliamento. Ma soffrono sempre più le costruzioni e il mercato immobiliare. Mentre mostrano scarsi segnali di recupero automotive e cantieristica. Soffrono insomma le attività più legate alla domanda interna.
Banca d'Italia registra anche una ulteriore riduzione del credito nella seconda metà del 2012 mentre si prefigura un recupero dell'offerta nel 2013. Cala anche la domanda: le imprese rinunciano a investire, in molti casi soffocate da un fisco che nella regione è anche più pesante. Ma anche su questo fronte si apre un piccolo spiraglio: il debito degli enti locali si è ridotto di un miliardo e la sanità sta per riemergere da un annoso dissesto.
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