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Questo articolo è stato pubblicato il 03 luglio 2013 alle ore 06:47.

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MILANO
È «sostanzialmente favorevole il primo giudizio di Assaeroporti sull e nuove « linee guida europee per gli aiuti d «i Stato agli scali aeroportuali e alle compagnie aeree.
«Le regole attuali sono fonte di equivoci e di contrast i « tra i diversi aeroporti» afferma Fulvio Cavalleri, vice presidente vicario dell'associazione che rappresenta 36 società di gestione «italiane con 39 scali. «Nei mesi scorsi ci siamo confrontati in sede comunitaria e abbiamo appoggiato un riordino della normativa che è sicuramente utile, anche se noi avremmo preferito una soglia di intervento delle nuove regole di 500mila passeggeri all'anno, lasciando maggiore libertà di intervento al pubblico al di sotto di questa soglia . Mi pare che la Commissione abbia fatto una scelta più restrittiva, ma va bene lo stesso. Credo, tra l'altro, che questo sia solo l'inizio di un intervento più ampio che toccherà anche i servizi di handling, i temi ambientali e la razionalizzazione delle rotte». L'Italia ha una quarantina di aeroporti commerciali, 31 di interesse nazionale secondo il piano dell'ex ministro Passera. Forse troppi pur tenendo conto della particolare conformazione orografica. Ma in Europa c'è chi è messo peggio di noi: la Spagna ne ha 52. E anche la Germania, paese pianeggiante, ne ha più di noi. Tanto che le nuove regole europee terranno conto anche del bacino commerciale di riferimento di ciascun aeroporto. Secondo Cavalleri, che prima di approdare in associazione era alla guida dell'aeroporto Catullo di Verona, due sono i punti delicati di questo riordino: «Da un lato le nuove regole dovranno t «utelare le tratte che alimen t «ano i collegamenti «intercont inentali; dall'altro dovranno «tener e «conto delle specificità delle «realtà locali , in modo da «favorire l a « mobilità d elle «per sone «e delle « merci , un principio sancito dai trattati europei «. Su questi due aspetti bisognerà fare molta molta attenzione».
Cavalleri non teme che da questo intervento possa derivare un aumento dei prezzi per i passeggeri del trasporto aereo: «Porterà più ordine nel sistema, meno isteria nell'apertura e chiusura, a volte schizofrenica, di collegamenti dagli aeroporti minori. Così si darà più stabilità al traffico».
Così come non saranno questi paletti agli aiuti di Stato, sostiene sempre il vice presidente di Assaeroporti, a costringere le società a chiudere gli scali: «Le strutture vanno in crisi non perché non abbiamo attuato la politica di intermodalità e di accessibilità per fare un adeguato fideraggio dai piccoli scali agli hub intercontinentali». In questo, il Piano aeroporti «è uno strumento utile, ma sarà soprattutto il mercato a definirlo». «
E il periodo "transitorio"di «10 anni previsto da Almunia non è un po' lungo? «Affatto» risponde. «Ne serviranno almeno cinque «per ché i volumi del traffico tornino alla normalità».
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