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Questo articolo è stato pubblicato il 30 luglio 2013 alle ore 11:53.

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La Lombardia torna a crescere, fiducia dell'Italia al top nell'Eurozona. Si moltiplicano i segnali di un allentamento della crisi

Una ripresina in Lombardia. L'indice di fiducia di luglio ai livelli più alti dell'Eurozona. La caduta dei ricavi industriali che rallenta.
Gli indicatori forniti da Unioncamere, Confindustria, Commissione Ue, Intesa Sanpaolo e Prometeia si muovono in sincrono e offrono qualche spazio di ottimismo sulle prospettive della nostra economia indicando un rallentamento, se non un vero e proprio stop, della caduta di attività che ormai si protrae da quasi due anni.

In termini di "speranza" l'Italia è al top nell'indice Esi (Economic sentiment indicator) di luglio, con un progresso di 2,9 punti, quasi il triplo rispetto al miglioramento della media dell'Eurozona. Intesa Sanpaolo e Prometeia indicano poi nei primi cinque mesi dell'anno un rallentamento nel tasso di caduta dei ricavi, con l'attenuazione in alcuni settori particolarmente in difficoltà lo scorso anno come elettronica ed elettrodomestici. A questo si aggiunge un recupero di competitività sui mercati esteri, perché in questo scorcio di 2013 siamo stati in grado di esportare a ritmi più sostenuti rispetto a Francia e Germania, guadagnando dunque quote di mercato oltreconfine in più della metà dei paesi di sbocco.

Segnali confortanti, che arrivano all'indomani del dato Istat sulla ripresa della fiducia delle imprese e che sono corroborati da un'inattesa inversione di tendenza in Lombardia.
Per il primo motore dell'economia nazionale l'analisi di Unioncamere e Confindustria Lombardia evidenzia infatti nel secondo trimestre una crescita tendenziale dello 0,1% per la produzione industriale.
Guadagno risicato, che tuttavia arriva dopo ben 18 mesi consecutivi di calo e si accompagna ad una più robusta ripresa del fatturato, realizzata anche su base congiunturale.

Una crescita legata soprattutto alla domanda estera, con la quota di fatturato realizzata oltreconfine che supera in Lombardia il 40% arrivando al nuovo massimo storico, in parte per lo sviluppo internazionale delle imprese, in parte per la continua caduta della domanda interna. Che quasi certamente, a giudicare dal calo degli ordini italiani, resterà debole anche nei prossimi mesi.
Il traino internazionale della produzione è confermato anche dalla divergenza dei risultati per classe dimensionale di imprese: ancora in calo l'output di quelle con meno di 50 addetti, mediamente più sbilanciate sul mercato interno; in crescita tendenziale robusta le realtà maggiori dove l'utilizzo degli impianti supera ora il 77%, quasi sette punti oltre la media. Risultati raggiunti proprio grazie alla maggiore esposizione alla domanda internazionale, che per i "big" vale il 57% dei ricavi, mentre per le aziende i dimensioni minori si ferma al 25%.

Altro segnale confortante è la diversificazione dei risultati su base settoriale, con la riduzione dei livelli produttivi che non colpisce più indistintamente tutti i comparti ma si concentra soprattutto nelle imprese legate all'edilizia (-6,6% per i minerali non metalliferi) o dipendenti dai consumi "rinviabili" delle famiglie (-3,4% per l'abbigliamento). Resistono, contenendo la caduta, tessile e pelli-calzature (-0,5%), siderurgia (-0,2%) e legno-mobilio (-0,1%) mentre incrementano i livelli produttivi mezzi di trasporto (+1,9%), chimica (+1,3%), meccanica (+0,8%), alimentari e gomma-plastica (+0,3%).

Il miglioramento del quadro visibile nell'analisi di Unioncamere e Confindustria Lombardia è però ancora troppo debole e variegato per trasmettersi in nuova occupazione, che infatti nella regione continua a cedere terreno anche nel secondo trimestre. Il saldo tra uscite e nuovi ingressi è negativo dello 0,4%, pur in presenza di una lieve riduzione della percentuale di aziende che ricorrono alla Cassa integrazione, giù di due punti al 26,4%.

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