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Questo articolo è stato pubblicato il 31 luglio 2013 alle ore 06:49.

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BARI
Eataly ambasciatore del cibo made in Italy ma anche grande azienda con 250 milioni di ricavi aggregati.Oggi la creatura di Oscar Farinetti sbarca sul lungomare di Bari, nella fiera del Levante. Una location di prestigio che ha richiesto un maxi-investimento: 15 milioni, effettuato da Eataly Puglia e da tre soci locali, Fabrizio Lombardo Pijola, i fratelli Casillo e Michele Annoscia.
Troppi 8mila mq per Bari? «Infatti mi danno del matto – confessa Farinetti – ma del denaro non m'importa nulla. La Puglia è lunga 346 km, è la regione più biodinamica e ha tanto turismo». Non si tira indietro nemmeno nei dettagli: «Dei 15 milioni d'investimento, 8 li ha prestati la Popolare di Bari, il resto è equity. In realtà se si considera tutto l'investimento sale a 20 milioni». Comunque non tanto rispetto agli 80 milioni di Roma Ostiense. «Lì però – sottolinea Farinetti – abbiamo comprato l'immobile. Ma il primo anno abbiamo fatturato 70 milioni». Il gruppo del tempio del cibo vanta dieci Eataly in Italia, uno a New York e undici in Giappone. E non è finita: nell'agenda del vulcanico e visionario imprenditore piemontese in settembre ci sono le aperture, in franchising internazionale, a Istanbul e Dubai: «Nostro compito è fornire il marchio e addestrare il personale; negozio chiavi in mano» dice Farinetti
Tornando a Bari, il nuovo negozio, 8mila mq e 176 addetti, propone ristorantini tematici e informali con terrazze affacciate sul mare dedicati a pasta e pizza, carne, pesce, verdure, fritto e salumi e formaggi. Di questi prodotti il 40% circa è della Regione Puglia. Se si vuole si può seguire un percorso caratterizzato da aree didattiche emozionali e ci si può soffermare a osservare i sei luoghi di produzione artigianale: birrificio, panificio, piadineria, pasticceria, produzione di pasta fresca a cura del pastificio Michelis, e Mozzarella Show a cura del caseificio Montrone di Andria. Gli appassionati possono concedersi il piacere di seguire una lezione di cucina, sotto la supervisione di Slow Food.
Eataly è una realtà imprenditoriale rilevante: nel 2012 il bilancio di Eataly Distribuzione (il 30% delle azioni è di Coop) ha registrato ricavi per 106 milioni (60,5 milioni l'anno prima senza Roma Ostiense) e 4 milioni di utile ante imposta. Ma questo è solo uno spaccato dell'universo Eataly: «L'anno prossimo - promette l'imprenditore - forniremo il primo consolidato. Non me l'ha ordinato il medico, ma lo faremo. Oggi il fatturato aggregato è di 250 milioni che comprende ben 19 aziende», da un pastificio a Gragnano al 50% dell'acqua minerale Lurisia a tante altre cose.
La macchina Eataly mostra di funzionare, eccetto che in Giappone. «Nel Sol Levante – ammette Farinetti – ho sbagliato ad aprire il primo negozio: è costato tantissimo di affitto e questo ci ha fatto perdere. Però quest'anno lo chiudo e si va a break even».
E gli Stati Uniti? «A New York andiamo benissimo: fatturiamo 80 milioni di dollari e presto apriremo anche a Detroit grazie alla società americana di cui deteniamo il 52%». Le prossime tappe italiane? «Firenze è in programma per ottobre, nell'ex Libreria Martelli: dedicheremo il negozio al Rinascimento. Il 26 novembre sarà la volta di Milano, con un palcoscenico dedicato alla musica rock. E poi Piacenza, 3.500 mq dedicati alla provincia italiana. Città troppo piccola? Il Piacentino è straordinario per la qualità dell'agroalimentare».
@scarci
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