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Questo articolo è stato pubblicato il 03 ottobre 2013 alle ore 07:17.

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MODENA
«Non c'è alcun miracolo dietro alla straordinaria ripresa del distretto di Mirandola, c'è solo tanto lavoro, perché qui imprenditori e dipendenti si sono preoccupati prima di rimettere in piedi l'azienda poi hanno aggiustato casa». Se dopo mezzo secolo di storia e un terremoto, quello del 2012, che ha paralizzato il 95% delle attività non c'è traccia di stanchezza o di sofferenza nel polo biomedicale modenese è perché le 62 aziende di dispositivi medici dell'area Nord due settimane dopo il sisma avevano già quasi tutte gru, container e strutture davanti alle fabbriche crollate e dopo 20 giorni avevano già riagganciato i clienti, senza aspettare aiuti. Le parole di Mauro Mazzoli, general manager della Encaplast di Mirandola (packaging per il biomedicale) sono l'eco di tante voci del territorio che ieri riempivano Medtec Italy – la due giorni fieristica della filiera dei dispositivi medicali aperta a Modena – per parlare di affari e di opportunità con una straordinaria normalità.
Nessun lamento, nessuna rivendicazione, nessuna traccia di macerie neppure nei conti del distretto, che ha chiuso il 2012 non lontano dagli 800 milioni di euro di turnover dell'anno prima e ora prevede una brillante chiusura d'anno. «Stiamo crescendo forse anche troppo», si spinge a dire Luca Gazzotti, general manager della mirandolese R.B. (stampaggio materie plastiche), che ha chiuso il bilancio 2012 con un +15% su base annua (nonostante 3 mesi estivi con fatturati dimezzati) ed è sorpreso per il trend in ulteriore ascesa. La seconda giovinezza del distretto simbolo del "terremoto dei capannoni" è legata all'export, balzato in avanti di oltre il 16% nel II trimestre di quest'anno, trainato dalle multinazionali, che sostenute da polizze assicurative e ingenti patrimoni sono ripartite subito, cancellando i timori di delocalizzazioni e tirandosi dietro il sistema di micro e pmi (8 su 10).
«La ripresa dell'attività è totale – conferma la caposezione Biomedicale di Confindustria Modena, Giuliana Gavioli, direttore qualità di Bbraun Avitum Italy, che come Aries, Bellco, Sorin è tornata al lavoro più competitiva e agguerrita di prima – ma la crescita oltrefrontiera è da leggere come controffensiva rispetto ai risultati inferiori al budget che stiamo ottenendo in Italia. Più del terremoto ci sta facendo patire il problema dei crediti pregressi della sanità, un buco di 400 milioni di euro qui nel distretto, di cui appena un decimo ci è stato liquidato negli ultimi mesi, con lo sblocco dei pagamenti della Pa». Sono le preoccupazioni per il quadro politico del Paese a incrinare il buon umore nei corridoi della fiera, più che la burocrazia e i ritardi nell'ottenere gli aiuti con la procedura Sfinge, che ancora nessuno tra gli intervistati ha presentato. «Dobbiamo prima chiudere le pratiche con le assicurazioni», spiega Mazzoli della Encaplast, che quest'anno ritornerà ai 10 milioni di fatturato pre-sisma, dopo danni per 9 milioni di euro tra strutture (6mila mq distrutti su 7mila di capannoni), impianti, perdita di scorte, delocalizzazioni e mancati guadagni. «Entro fine anno torneremo tutti (50 addetti) nella sede ricostruita, ma già oggi siamo più competitivi, abbiamo imparato a lavorare su tre turni, abbiamo appena aperto la nostra prima filiale all'estero ed entro 3 anni passeremo dal 20 al 60% di export».
L'Associazione del distretto biomedicale mirandolese che verrà annunciata oggi a MedTec dal "padre" del cluster, Mario Veronesi, sarà il simbolo di questa eccellenza. Così come sarà il suo motore di innovazione il tecnopolo-incubatore di ricerca che sorgerà, entro il 2014, a Mirandola grazie a quattro milioni della Regione.
(ha collaborato Natascia Ronchetti)
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