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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2013 alle ore 06:53.

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ROMA
Agricoltori e industria di trasformazione fanno quadrato sui «resti» dello zucchero italiano. E tornano a fare pressing su governo e parlamento per vedersi liquidare gli ultimi 51 milioni di aiuti nazionali, su un totale di 86 stanziati a suo tempo per le annate 2009 e 2010 a sostegno del settore. Una richiesta alla quale, a un convegno organizzato a Roma dal Gruppo cooperativo Coprob, primo produttore di zucchero con il 56% della quota nazionale e il 23% del mercato, ieri è arrivata una prima rassicurazione.
Antonio Ambrosio, consigliere del ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, ha spiegato infatti che entro l'anno, attraverso il «decreto del fare-2», o con la legge di stabilità, il governo destinerà otto milioni per chiudere intanto la partita del 2009. Mentre i restanti 43 milioni verrebbero agganciati nelle prossime tre, quattro annualità al montepremi degli aiuti accoppiati previsti, sempre per il settore, nel quadro della nuova Politica agricola comune 2014-2020.
Un'apertura confermata da Isabella Flajban, del ministero dello Sviluppo economico, e accolta come una promessa da Giovanni Tamburini, presidente di Unionzucchero e vicepresidente di Coprob. Quest'ultimo ha ricordato che nel frattempo quegli aiuti nazionali sono già stati investiti per salvare e rafforzare una filiera ridotta a un terzo del proprio potenziale produttivo. E che, dopo i drastici tagli seguiti alla riforma comunitaria del 2006, vede ancora attive in Italia 8.500 aziende agricole, su poco più di 40mila ettari, e quattro stabilimenti (erano 19) che producono circa mezzo milione di tonnellate di zucchero, a fronte di consumi per 1,6 milioni. In pratica, costringendo l'Italia ad acquistare il 70% del fabbisogno sui mercati esteri, dove i prezzi negli ultimi anni sono decuplicati: da circa 150 euro a tonnellata nel 2005, a 530 euro.
Nel 2016 gli agricoltori semineranno per l'ultima volta le barbabietole con il meccanismo comunitario delle quote produttive. E con la prospettiva di una liberalizzazione dei mercati, dal 2017, l'Unione europea potrà tornare a esportare zucchero senza vincoli.
A quelle scadenze, ha assicurato il presidente di Coprob, Claudio Gallerani, la filiera bieticolo saccarifera nazionale si sta preparando. Ma «il governo deve al più presto completare l'erogazione degli aiuti per i quali si è formalmente impegnato».
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