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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2013 alle ore 14:23.

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Sarà pur vero che l'abitudine di leggere un quotidiano su carta si va lentamente perdendo, e che molti di noi ormai si stanno ‘convertendo' alle copie digitali da consultare sul tablet, che hanno il pregio di essere disponibili a tutte le ore e in qualsiasi parte del mondo. Eppure – per chi è abituato a pensare al caro vecchio quotidiano frusciante e odorante d'inchiostro – la notizia rappresenta comunque un colpo al cuore: in Italia non esiste più una cartiera che produca carta per giornali. L'ultima, quella mantovana del gruppo Burgo che aveva una capacità produttiva di 150mila tonnellate all'anno, è stata chiusa nel febbraio scorso per "l'insostenibile impatto dei costi energetici in Italia".

E anche perché, spiega Antonio Pasquini, patron del gruppo cartario lucchese Lucart e vicepresidente di Assocarta, "in Italia non è possibile riciclare la carta da giornale". Dunque i migliaia di quotidiani che vanno nelle raccolte differenziate non servono per produrre nuovi giornali. E il motivo è sorprendente: "Per riciclare i giornali occorre prima di tutto disinchiostrarli – spiega Pasquini - processo che produce dei fanghi da smaltire. Ma gli impianti in grado di smaltire i fanghi da disinchiostrazione, che sono una sorta di inceneritori e hanno il vantaggio di produrre anche energia elettrica, vengono avversati da tutte le amministrazioni".

Pasquini ne è la prova vivente: per sei anni, racconta, il suo gruppo - principale produttore europeo di carte monolucide sottili per imballaggi flessibili e tra i primi dieci produttori europei di carta per uso igienico-sanitario, 450 milioni di fatturato e 1.400 dipendenti - ha provato a portare avanti col Comune di Borgo a Mozzano (Lucca) l'iter per realizzare un impianto diretto a smaltire i fanghi da disinchiostrazione. Dopo infiniti ostacoli, rinvii e mancate autorizzazioni, Pasquini si è rassegnato e nel 2009 ha abbandonato il progetto italiano e il piano d'investimento da 70 milioni collegato alla nuova centrale nell'area di Diecimo, alla periferia di Lucca. E ha deciso di spostare in Francia la produzione relativa alla carta da macero, acquistando uno stabilimento che ora sta ristrutturando con l'intenzione di costruire lì un impianto di smaltimento dei fanghi. Il nostro paese, in compenso, da quest'anno importa al 100% la carta che serve per stampare i quotidiani: un made in Italy negato dai vincoli territoriali e dall'incapacità di decidere.

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