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Questo articolo è stato pubblicato il 24 ottobre 2013 alle ore 09:25.
L'ultima modifica è del 24 ottobre 2013 alle ore 10:44.

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La filiera dell'auto si presenta oggi al tavolo del ministero dello Sviluppo con non poche preoccupazioni (la convocazione è per il primo pomeriggio al Mise). Dettate dai numeri di un mercato e di una produzione strutturalmente ridimensionati negli anni. Nella primavera scorsa, l'Anfia, l'Associazione a cui fanno capo le imprese del settore, aveva chiesto una consulta permanete, una task force operativa in grado di definire un piano strategico per rilanciare il comparto. L'iniziativa non è mai partita, così come è rimasto fermo al palo il tavolo aperto un anno fa da Governo e Fiat per mettere in campo misure a sostegno dell'export e della competitività. Ora si riprende dall'appuntamento annunciato dal ministro Flavio Zanonato, con al tavolo una delegazione Fiat, l'Anfia, Federauto – a cui fanno capo i concessionari – e Unrae, che raggruppa i costruttori esteri.

I numeri parlano chiaro: da un lato, le esportazioni del settore che reggono rispetto al 2012 –9,6 miliardi nel primo semestre del 2013, -0,4% rispetto allo stesso periodo del 2012, anno in cui l'export è sceso di oltre 5 punti – segno che le imprese italiane dell'automotive se la giocano sui mercati internazionali. Dall'altro, la produzione di veicoli (autovetture e veicoli commerciali leggeri) nei primi sei mesi dell'anno, calata del 3,1% rispetto al 2012 – 367.628 esemplari, di cui 222.848 auto – anno che di per sé ha fatto segnare un minimo storico. Se le immatricolazioni si attesteranno, quest'anno, intorno a 1,3 milioni di unità, portando l'Italia al di sotto dei livelli del '79, è proprio sul fronte della produzione di auto che si registrano le maggiori preoccupazioni. Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor, ricorda che lo scorso anno la produzione in Italia è scesa al di sotto delle 400mila auto ed i primi mesi del 2013 indicano un'ulteriore flessione. «In pratica – aggiunge – ci ritroveremo con una produzione in linea con il '58». E Roberto Poetto, direttore delle risorse umane della Fat (Gruppo Finmeccanica) intervenendo all'Amma ha sottolineato come lo spostamento delle produzioni all'estero significhi anche una rinuncia al Pil, oltre che all'occupazione. L'impoverimento generale italiano, conseguenza della crisi e delle politiche di austerità, incide sui consumi e sull'acquisto di auto. Ma anche sull'utilizzo delle vetture. Così, nonostante l'aumento del prezzo dei carburanti, secondo Quagliano l'erario ha incassato 900 milioni in meno nei primi 9 mesi dell'anno su benzina e gasolio. «Paghiamo anche la demonizzazione dell'auto», aggiunge. Parcheggi a pagamento ovunque, che si trasformano in una tassa di stazionamento che colpisce chi non può permettersi un posto auto al coperto. E strade vietate alla circolazione, limiti di velocità, autovelox. Ma qualcuno prova ancora ad acquistare nuove vetture. Antonello Marzolla, segretario nazionale dell'Usarci (agenti di commercio), anticipa la creazione di un consorzio d'acquisto che consentirà di comprare le auto direttamente dalle case costruttrici, con riduzioni del prezzo: «Utilizzeremo Torino come area test e, se funziona, allargheremo il consorzio a tutta l'Italia». Una situazione preoccupante, anche drammatica. E di questo di dovrà discutere al tavolo ministeriale. «La nostra Associazione – sottolinea Roberto Vavassori, a capo dell'Anfia – ritiene che il comparto abbia bisogno di politiche industriali ben definite, senza perdere d'occhio le esigenze del mercato. La priorità è salvaguardare la produzione industriale, sia per quanto riguarda gli autoveicoli, che nei vari comparti hanno subito perdite anche superiori al 50% rispetto ai volumi pre-crisi, sia in riferimento alla componentistica che, nonostante la forte vocazione internazionale, è comunque legata alla produzione domestica». Tutto questo senza dimenticare che, accanto al ridimensionamento della produzione di vetture, l'Italia non ha più produzione di veicoli commerciali pesanti, che la produzione di rimorchi è calata del 62% dal 2007, quella di autobus del 52.

Nei giorni scorsi il ministro Zanonato aveva parlato di possibili interventi a sostegno della trazione alternativa (metano, elettrico e ibrido). «Parlare di questo tipo di aiuti – sottolinea il presidente dell'Anfia – non tiene in considerazione che la nostra rete distributiva è al limite, servirebbe una legislazione a favore del self-service per i distributori di carburanti alternativi che, rendendo sostenibili gli investimenti nella rete, assicurerebbe maggiore capillarità dei distributori».

Il rallentamento della produzione in Italia è frutto di un combinato di fattori, come spiega Gianmardo Giorda, direttore dell'Anfia: «Probabilmente il 2013 si chiuderà con volumi produttivi in calo rispetto al 2012, visto che nell'anno in corso il peso della crisi economica ha continuato a fiaccare la domanda. Tuttavia, potrebbe esserci una piccola ripresa il prossimo anno, quando, nella seconda metà del 2014, entreranno in produzione i nuovi modelli annunciati da Fiat-Chrysler per Melfi. Il buon andamento degli ordini confermato dalla Maserati, inoltre, rappresenta un elemento positivo per la filiera, visti gli alti contenuti tecnologici associati ai modelli "premium"».

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