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Questo articolo è stato pubblicato il 29 gennaio 2014 alle ore 18:41.

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«Non si tratta un semplice trasloco per razionalizzare le sedi genovesi ma la partecipazione a un progetto più grande, che è quello del parco scientifico e tecnologico della collina degli Erzelli» Con queste parole, pronunciate all'inaugurazione della nuova sede di Siemens, Federico Golla, ad della divisione italiana del colosso hi-tech, ha incoronato il piano, che da ormai un decennio inseguono le istituzioni genovesi, di creare agli Erzelli un centro dove raggruppare le eccellenze dell'alta tecnologia ligure, con l'obiettivo di attirare anche imprese e ricercatori dall'estero.

I nuovi uffici di Siemens, dove lavorano 760 persone, si distribuiscono su 8.500 metri quadrati, in cinque piani di un edificio di 12. Vi sono 600 postazioni di lavoro che sviluppano il concetto di smart working (assenza di postazioni assegnate, alto numero di sale riunioni, think thank, caffetterie, vetri al posto dei muri).

Le prime due aziende ad accettare la sfida di trasferirsi agli Erzelli, sono state Ericsson (arrivata a metà 2012) e, appunto, Siemens. Ma sull'intero progetto pesa l'eventualità che la facoltà di ingegneria di Genova non riesca (come invece vorrebbero istituzioni e aziende tecnologiche) a trasferirsi a sua volta sulla collina, in modo da completare il disegno del parco tecnologico e scientifico. «Io non cambio idea - afferma Golla – per noi la decisione è presa. Il progetto originale prevede la presenza nell'area dell'università ed è quanto noi auspichiamo. Ma in un'epoca in cui ci si collega virtualmente, se anche l'università di Genova dovesse rinunciare, potremo lavorare con i politecnici di Milano o Torino, con i quali già collaboriamo. Certo, se l'ateneo di Genova fosse presente agli Erzelli potremmo accogliere qui, come stagisti, gli studenti universitari e avere un bacino di giovani laureati dal quale attingere. Il che andrebbe a anche a vantaggio del territorio».

La posizione dell'università di Genova sul progetto Erzelli è stata sempre orientata alla massima cautela, se non alla diffidenza, soprattutto per i costi dell'operazione (167 milioni circa, tra edificio e spostamento). «Siamo partiti – dice il rettore, Giacomo Deferrari – da un buco (cioè una perdita prevista col trasferimento, ndr) di 42 milioni. Ora l'abbiamo ridotta a circa 27 milioni (grazie anche a fondi messi a disposizione dalla Regione, ndr). Un ulteriore contributo doveva essere fornito da Genova High Tech (Ght, la società che ha lanciato l'operazione Erzelli, ndr)», con una procedura, da parte dell'università, di compravendita di cosa futura, e l'affidamento della realizzazione dell'edificio a Ght. Ma a stoppare tutto è arrivato il no, a quest'ultimo passaggio, dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che chiede sia avviata una gara europea. «Stiamo redigendo – aggiunge Deferrari – delle controdeduzioni a quanto stabilito dall'Authority. Penso che entro la fine di questa settimana siano pronte. Il significato del parco è molto importante e io sono favorevole alla presenza dell'università; ma perché questa partecipi ci devono essere le condizioni». Il governatore ligure Claudio Burlando, da parte sua, spiega che «l'ammontare dei fondi per il trasferimento dell'ateneo agli Erzelli è di 125 milioni, che possono arrivare a 150. Terremo ferme queste risorse ancora per qualche mese», ma poi saranno impegnate in altro modo.

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