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Lo dicono i bilanci: occorre un rilancio economicamente sostenibile

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Troppi investimenti e scarsi risultati. La sintesi è efficace e impietosa. L'ha fatta, al termine dell'analisi dei bilanci 2012 dei principali quartieri fieristici italiani (quelli del 2013 saranno disponibili solo tra aprile e giugno prossimi), la service company Leanus, che eroga servizi di business Information e business Intelligence attraverso la piattaforma proprietaria Leanus®.

Spiega Alberto Bani, responsabile degli Osservatori dimpresa Leanus: «Nonostante la crisi, la parte patrimoniale dei quartieri fieristici è rilevante. Il problema è che i ritorni economici non sono stato positivi. Gli investimenti materiali, in particolare nelle strutture fieristiche, non sono stati remunerativi». Emerge, così, che la questione centrale degli enti italiani è puntare a un rilancio che sia economicamente sostenibile.

Leanus ha valutato i trend e le performance dei 32 quartieri fieristici che hanno il bilancio 2012 disponibile e analizzabile. «Visto nel suo insieme - sottolinea Bani - nel 2012 il campione considerato ha raggiunto un giro daffari di circa 760 milioni (-1.5% rispetto al 2011 e -2,6 rispetto al 2010), ma ha totalizzato perdite complessive per oltre 30 milioni e marginalità in diminuzione negli anni in esame. LEbitda, infatti, nel 2012 è sceso all11,5% circa dei ricavi (12,76% nel 2011, 13,74 nel 2010), e non è stato sufficiente per coprire gli elevati ammortamenti (11%), la gestione finanziaria/straordinaria (3,9%) e le imposte, nonostante questultime abbiano pesato solo per lo 0,8% dei ricavi.»

I forti investimenti hanno gravato nel 2012 sulla gestione corrente, portando l'attivo fisso netto oltre 1,4 miliardi di euro. Tali investimenti sono stati sostenuti, in parte, attraverso il sistema finanziario (377 milioni a cui si sono sommati i 240 milioni in leasing e garanzie) e, in parte, da capitale proprio (850 milioni, prevalentemente di fonte pubblica). «Se a tale fotografia si aggiungessero gli investimenti parcheggiati nei bilanci di varie società immobiliari collegate ai quartieri fieristici - rileva Alberto Bani - emergerebbe probabilmente con ancor maggiore forza una situazione di squilibrio economico nella quale la ricchezza generata tramite gli investimenti effettuati non è sufficiente a ripagare adeguatamente i fornitori di capitale.»

Lo studio di Leanus evidenzia due cause primarie del negativo andamento settoriale nel 2012. «La prima - sottolinea Bani - è la diffusa difficoltà degli operatori nel proporre nuovi modelli organizzativi, capaci di attrarre buyer ed espositori, in modo da assumere un ruolo concreto nei processi commerciali delleconomia italiana in crisi. La seconda, la crescente concorrenza di nuove fiere in Asia e Sud America, che, in generale, sottraggono visitatori a quelle europee ed espositori nazionali al sistema domestico. Se si tiene conto del ruolo strategico del sistema fieristico per lo sviluppo del Paese - così conclude lanalisi di Leanus - emerge con forza la necessità di un intervento di riassetto del comparto secondo logiche di internazionalizzazione e di sviluppo del made in Italy che ne consentano un rilancio economicamente sostenibile.»

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