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Questo articolo è stato pubblicato il 26 maggio 2014 alle ore 13:55.

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Le grandi multinazionali, da General Motors a Takeda, da Skf a Way Assauto. Al fianco, gli arrivi recenti o i casi felici di acquisizioni di società, un tempo tutte italiane. Operazioni che si sono rivelate un successo e un'occasione importante di crescita sia per chi ha comprato che per chi si è "lasciato comprare". Così come è accaduto per la ex Valco di Venaria, divenuta Webasto, o per la Aero-Sekur di Aprilia, della Provincia di Latina, sbarcata meno di due anni fa anche a Caselle torinese, dopo essere stata acquisita da un fondo di private equity della Gran Bretagna.

E' questo lo spaccato che emerge dalla fotografia scattata in Piemonte da Observer, primo osservatorio in Italia dedicato alle imprese multinazionali, gestito dal Ceipiemonte e attivo dal 2009 su iniziativa prima della Camera di commercio di Torino e poi di Unioncamere Piemonte. Sul territorio sono 630 le multinazionali, numero più o meno in linea con gli anni passati: per il 57% sono concentrate a Torino, danno lavoro a livello locale a 93.500 addetti, più della metà operano in ambito manifatturiero e per quasi un quarto rispondono a una casa made statunitense. L'indagine è stata realizzata con interviste a campione fra 31 top manager e 22 multinazionali estere. «Il capoluogo piemontese e la sua Regione si confermano - commenta Giuseppe Donato, presidente di Ceipiemonte – un territorio attrattivo, per le competenze non solo in ambiti di mercato tradizionali, a partire dall'automotive, ma anche in settori nuovi, come l'elettronica, la meccatronica o le energie rinnovabili. Fra i dati più interessanti, spesso gli intervistati hanno confermato che la sede piemontese rappresenta per le loro aziende l'unica filiale in Italia».

I dati si traducono in testimonianze dirette. A partire da quella di General Motors Powertrain Europe che, nel 2005 dopo il matrimonio naufragato con Fiat, ha deciso di investire di nuovo su Torino e di insediare nella cittadella del Politecnico un proprio centro ingegneristico sui motori e centraline di controllo. Con ottimi risultati. «In meno di dieci anni – racconta Federico Galliano, government relations manager di Gm - siamo passati da 60 a 600 addetti. L'aspetto forse più interessante è nel capoluogo piemontese non lavoriamo solo per lo sviluppo dei nuovi prodotti, ma anche per la loro industrializzazione. La produzione dei motori è localizzata fuori dall'Italia, ma parte della filiera delle aziende che forniscono componenti viene selezionata sul territorio locale. Con importanti ricadute dirette».

A spingere per l'apertura verso una dimensione multinazionale la Valco, oggi Webasto, di Venaria, leader a livello internazionale nel settore dei sistemi tetto e termici per auto, è stata invece direttamente la Fiat. «Grazie all'alleanza con l'estero – racconta Mauro Ferrari, un tempo manager e oggi ancora vice-presidente di Webasto – siamo diventati fornitori Fiat e oggi copriamo praticamente in toto il fabbisogno della casa nel nostro settore. La carta vincente è stata la capacità di mantenere integra, nonostante la joint venture, la struttura dell'azienda». Grazie al profondo rinnovamento portato dall'iniezione di capitali inglesi, la Aero Sekur di Aprilia, in provincia di Latina, specializzata nel tessile per l'aerospazio e la sicurezza, è invece sbarcata anche a Torino. «Mentre in Lazio abbiamo trovato le competenze necessarie alla produzione – commenta il presidente, Silvio Rossignoli -, in Piemonte abbiamo trovato qualità di pensiero uniche per crescere sotto l'aspetto dell'ingegneria». L'azienda è fra i fornitori di Alenia Thales e lavora con Smat per produrre l'acqua della futura missione Marte.

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