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Questo articolo è stato pubblicato il 03 giugno 2014 alle ore 11:26.

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Quasi due mesi di forti tensioni e oggi l'ennesimo braccio di ferro. Davanti ai cancelli del polo logistico di Ikea, a Piacenza, dalle prime ore dell'alba, una ventina di facchini appoggiati dai Si Cobas e da studenti dei centri sociali, hanno tentato nuovamente di bloccare i camion in entrata e in uscita e di impedire ai dipendenti l'ingresso nei capannoni del colosso svedese. Fino a metà mattinata si è temuto il peggio, vale a dire una esacerbazione delle proteste scattate dopo la decisione di 33 lavoratori della cooperativa San Martino della città emiliana, che gestisce la piattaforma logistica di Ikea, di mobilitarsi con picchetti. Ma l'allarme è rientrato in brevissimo tempo, con la rimozione dei blocchi da parte degli agenti della Questura di Piacenza e la ripresa rapida delle attività di lavoro, dopo alcuni momenti caratterizzati da un forte nervosismo.

Tutto nasce dalla decisione dei vertici della cooperativa di sanzionare con provvedimenti disciplinari gli oltre trenta lavoratori che si erano affiancati a un collega destinato a una nuova mansione per motivi di sicurezza. Per alcuni di essi è scattata la sospensione dal lavoro per alcuni giorni. Per altri è arrivata invece la lettera di licenziamento.

Una decisione deliberata da oltre 780 soci della cooperativa, decisi a sanzionare duramente i comportamenti dei facchini che hanno scelto la strada dei blocchi ad oltranza, arrivando tenere sotto scacco il centro logistico di Ikea per una intera settimana. Con il blitz di questa mattina i facchini licenziati hanno tentato – inutilmente – di forzare nuovamente la mano per ottenere il ritiro dei provvedimenti. Un tentativo fallito nell'arco di poche ore.

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