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Questo articolo è stato pubblicato il 02 ottobre 2014 alle ore 06:38.

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Rivedere gli incentivi per gli impianti di produzione di energia da biomasse. Escludendo o limitando il consumo di legno riciclato, per favorirne il riutilizzo. L'industria del mobile italiano prova a difendersi dalle conseguenze prodotte dal sistema attualmente in vigore: il suo effetto paradossale è che ogni anno siamo costretti a importare 600mila tonnellate di una risorsa della quale pure disponiamo in abbondanza, i rifiuti legnosi. Proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'uso responsabile del legno, domani le aziende produttrici di pannelli in tutta Europa si mobilitano con un «Action day» e, per due ore, fermano gli impianti.
«Le centrali a biomasse ricevono incentivi per bruciare una materia prima che per noi è vitale». Il senso del problema è tutto in questa affermazione di Alessandro Saviola, presidente del Gruppo Saviola, tra i maggiori produttori italiani di pannelli truciolari. I pannelli in questione, largamente impiegati dall'industria del mobile, sono ricavati da legno riciclato che proviene dal circuito della raccolta differenziata. Una parte di questa materia prima, però, viene sottratta alla filiera del legno e impiegata per produrre energia. Con una distorsione notevole: «La combustione – prosegue Saviola – comporta un costo per la collettività che nel 2012 ha pesato per 390 milioni». E provoca un paradosso: ogni anno facciamo arrivare da Francia e Svizzera circa 600mila tonnellate di rifiuti legnosi.
Ma non è solo un problema dei produttori. «La nostra è un'azienda assemblatrice – racconta Fabiana Scavolini, vicepresidente del Gruppo Scavolini –, per questo siamo molto attenti ai fornitori. Non vorremmo mai essere costretti a rivolgerci all'estero». Per risolvere il problema, la richiesta del settore è di rivedere gli incentivi per le biomasse: «Andrebbero cancellati per tutto il legno – dice Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, associazione di FederlegnoArredo –, solo in questo modo potremmo indurre l'utilizzo di rifiuti come gli scarti alimentari, che oggi finiscono in discarica».
L'appello, lanciato in un incontro organizzato ieri, oltre che dal Gruppo Saviola, anche dal Gruppo Frati e da Saib, non è caduto nel vuoto. Il collegato Ambiente, in discussione alla Camera, contiene un emendamento che sana la situazione, presentato dal presidente dell'ottava commissione di Montecitorio, Ermete Realacci. «Quella modifica prevede che alcune tipologie di scarti del legno non possano più essere considerate biomassa. Saranno usate per i pannelli», spiega Gabriella Chiellino, presidente di eAmbiente. Resta l'incognita dei tempi: «Sono convinto – dice Realacci – dell'importanza di quel Ddl. Stiamo aspettando un parere della commissione Bilancio. Poi saremo pronti a mandarlo in Aula prima della legge di stabilità». Quindi, entro fine anno. Anche perché il governo appoggia la novità. «L'attuale organizzazione del sistema non è corretta: sono favorevole al rimedio del collegato», conclude il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti.
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