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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2014 alle ore 12:46.
L'ultima modifica è del 09 ottobre 2014 alle ore 14:37.

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Più di cinquecento persone in mobilità e l'azzeramento dei contratti integrativi. Dopo un mese di trattative, fallito nella notte l'ultimo tentativo di mediazione del Governo, la vertenza della Acciai speciali di Terni ritorna al punto di partenza, alla stessa situazione di inizio agosto. La tedesca ThyssenKrupp - tornata controvoglia proprietaria di Ast da pochi mesi nell'ambito dell'operazione Inoxum-Outokumpu e quindi intenzionata a rimetterla sul mercato prima possibile - ha già iniziato in queste ore, come confermano i sindacati, ad inviare agli operai le prime lettere di messa in mobilità (riguardano complessivamente 550 persone), secondo quanto previsto dal piano industriale che prevede efficienze con una riduzione dei costi complessiva da 100 milioni.

Cancellati anche, con decorrenza dal primo ottobre, tutti gli accordi aziendali di secondo livello. In queste ore sono in corso le assemblee dei lavoratori di Terni (circa 3mila i dipendenti del sito umbro): per il momento è stato deciso uno sciopero per l'intera giornata di oggi con presidio e blocco delle portinerie, manifestazione e presidio davanti alla prefettura. Oggi pomeriggio soon attese ulteriori decisioni su come proseguire la mobilitazione (un mese fa la reazione dei lavoratori all'avvio della mobilità aveva portato ad una sorta di “sequestro” dell'ad Lucia Morselli per diverse ore bloccata nella palazzina uffici). Il Governo però non si dà per vinto. Fallita la mediazione della scorsa notte (il ministro dello Sviluppo Federica Guidi aveva proposto di scendere a 290 esuberi, mobilità volontaria e incentivata e un piano di investimenti da 110 milioni di euro), è lo stesso premier Matteo Renzi a spiegare, questa mattina, di essere intenzionato a “cercare di riaprire la ragionevolezza della proposta di mediazione”. Il presidente del Consiglio riconosce però che “le parti sono molto lontane” e confessa di “essere molto preoccupato”. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio gli fa eco, dicendo senza mezzi termini che “è andata male”. Le parole di Renzi confermano che ora ci si potrà muovere, inevitabilmente, solo nell'ambito dei termini previsti dalla procedura di mobilità, ormai inesorabilmente avviata.

“Secondo l'accordo sottoscritto il 4 settembre al Mise - spiega a questo proposito l'azienda - Ast avvierà ora una ulteriore fase di negoziati nell'ambito di una nuova procedura di mobilità. Questa procedura prevede una serie di incontri in sede sindacale ed in sede ministeriale della durata di circa tre mesi”. La proprietà tedesca si dice “consapevole delle implicazioni per i dipendenti e per l'indotto” delle proprie decisioni, ma “auspica vivamente che tale fase negoziale si possa concludere con un positivo accordo fra le parti”. Duro il sindacato. “È per noi inaccettabile – dice il segretario della Fim Marco Bentivogli - che una multinazionale come ThyssenKrupp che fa della sostenibilità un vanto mostri in Italia il peggiore antagonismo che fa male ai lavoratori e distrugge le imprese. Tutte le parti sanno bene quali sono le condizioni per arrivare ad un accordo, serve uno sforzo complessivo per riaprire il confronto e trovare una soluzione sostenibile”.

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