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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2014 alle ore 09:33.
L'ultima modifica è del 17 ottobre 2014 alle ore 18:40.

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Una vera e propria opera d’arte di ingegneria raccontata attraverso 26 scatti d’epoca. Per i 50 anni dell’Autostrada del Sole Federbeton (la Federazione della filiera cemento e calcestruzzo armato) organizza la mostra fotografica «L'Autostrada del Sole. Il cemento e la scuola italiana d'ingegneria», ospitata all’interno della fiera dell’ediliza Saie dal 22 al 25 ottobre.

Nell'arena del padiglione 25, questi scatti sono testimonianza della storia e dell’evoluzione delle costruzioni e delle infrastrutture in Italia. Sarà questo il leitmotiv del percorso tematico organizzato da Federbeton in occasione della nuova edizione del Saie con la grande area dedicata al tema: strade concrete per la rigenerazione urbana.

Il progetto, messo a punto con il Consiglio Nazionale degli architetti, prevede una grande area realizzata come una città, che ospiterà all'interno dell'arena per tutta la durata della manifestazione fieristica la mostra dedicata all'Autostrada del Sole, che come il Saie festeggia questo anno l'importante cinquantenario. La costruzione dell'Autostrada del Sole è stata un'impresa epica: appena 8 anni di lavori per realizzare i quasi 800 chilometri della spina dorsale del Paese, con centinaia di ponti, necessari affinché il nastro stradale potesse snodarsi morbido e sinuoso sul nostro territorio, dalla morfologia variegata.

Il progettista dell'intero tracciato, l'ingegnere Francesco Aimone Jelmoni, aveva immaginato di ripetere identica la stessa tipologia di ponti. Ma Fedele Cova, l'amministratore delegato della Società Autostrade, scelse di affidare i lavori di costruzione con la procedura dell'appalto concorso, dividendo il percorso in centinaia di piccoli lotti di pochi chilometri ciascuno con l'idea che tutte le imprese italiane dovessero essere coinvolte e tutti gli ingegneri progettisti italiani potessero disegnare il loro originale ponte per la strada dell'Unità nazionale. In questo contesto Riccardo Morandi, Silvano Zorzi, Giulio Krall, Arrigo Carè e Giorgio Giannelli, Carlo Cestelli Guidi, Guido Oberti e tanti altri furono chiamati da imprese orgogliose di contribuire a questo progetto collettivo.
Tutti i ponti – tranne due, sul valico del Citerna – sono di cemento armato: di cemento armato ordinario o di cemento armato precompresso, l'ultimo nato ma già preferito per il grande ponte sul Po e per quelli sull'Arno.

Il cemento è gettato in opera, in cantieri a bassa meccanizzazione, in cui si inventano però sofisticate tecniche artigianali per velocizzare i lavori, dalle “centine traslabili per archi gemelli” ideate da Ferdinando Innocenti alle “teleferiche-blondin a falconi oscillanti” di Eusebio Cruciani, impiegate tra l'altro per il ponte sull'Aglio e per quello sul Sambro.
“L'autostrada più bella del mondo” per i tecnici stranieri: tanto che – non ancora completata – i suoi ponti sono subito esposti al MOMA di New York.
La sequenza di capolavori strutturali, che come un ricamo collega Milano e Napoli, si ripropone ora in una lettura nuova attraverso il percorso di immagini al SAIE, proprio al fianco del prototipo di strada in calcestruzzo realizzato al centro del padiglione 25 che domina la scena, quale esempio concreto di manto stradale di qualità, sicuro e sostenibile.

La mostra fotografica è stata ideata e curata da Ilaria Giannetti, Tullia Iori e Sergio Poretti (P.I.) del team del progetto SIXXI e raccoglie immagini di proprietà del progetto SIXXI o il cui impiego scientifico è consentito al progetto SIXXI in seguito a convenzioni con prestigiosi Archivi italiani, firmate dall'Università di Roma Tor Vergata con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ingegneria Informatica. Il progetto SIXXI - XX CENTURY STRUCTURAL ENGINEERING: THE ITALIAN CONTRIBUTION è stato finanziato dalla comunità europea con un ERC Advanced grant di circa un milione di euro; il principal investigator è il prof. Sergio Poretti e l'istituzione ospitante del progetto è l'Università di Roma Tor Vergata.

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