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Questo articolo è stato pubblicato il 15 ottobre 2014 alle ore 15:25.
L'ultima modifica è del 15 ottobre 2014 alle ore 17:43.

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(Corbis)(Corbis)

In tempi di crisi sembra una buona idea, piuttosto semplice da realizzare (almeno in teoria), portatrice di buoni risparmi sui costi (almeno il 20%) e di sicuri benefici sul fronte ambientale. Non solo: i vantaggi si potrebbero estendere all'industria e all'occupazione. Con un impulso alle nuove tecnologie della mobilità. Parliamo del progetto, che potrebbe avere come capofila proprio il nostro Paese, per l'uso nei trasporti stradali e marittimi del Gnl, ovvero il metano liquefatto trasportato in Italia via nave e trasformato nel gas “normale” con l'impiego dei rigassificatori. Rigassificatori che il nostro Paese voleva disseminare sul suo territorio, ma che si stanno sviluppando con grande prudenza perché i consumi di metano non solo non si stanno sviluppando, ma stanno addirittura arretrando.

Un piano a fine anno
Ma ecco il nuovo corso: il Gnl, e relativi impianti di importazione, al servizio della mobilità. Non solo per contribuire ai rifornimenti della normale gas da autotrazione attraverso i consueti processi di rigassificazione. L'idea è quella di rifornire con il gas liquefatto direttamente i mezzi così concepiti o adattati alla bisogna. Ci credono le imprese. Ci credono gli analisti, che disegnano un brillante futuro in questo senso. E ci crede anche il nostro Governo.

Qualche tentativo di andare i avanscoperta era stato già fatto, per la verità. Partendo dalla soluzione tradizionale del rifornimento a metano non solo degli autoveicoli (per i quali alla rete italiana di distribuzione, come noto, continua a rimanere sotto i minimi vitali) ma anche delle imbarcazioni di dimensioni medio-grandi. Ma tutto è rimasto sulla carta.

Fa ora sapere il vice Ministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che entro la fine dell'anno il gruppo di coordinamento nazionale per l'utilizzo del Gnl presenterà «con ogni probabilità la sua prima relazione» anche per non farci trovare impreparati alle nuove norme comunitarie sulla riduzione dell'inquinamento nel trasporto navale che verranno emanate con una direttiva Ue. Il tutto dovrà sfociare in una proposta di piano nazionale. Ci lavora un gruppo tecnico istituito dal ministero dello sviluppo nell'aprile scorso, che dovrà definire gli aspetti tecnici della filiera di settore, le regole di sicurezza, la normativa. Sul doppio versante della programmazione logistica e amministrativa, coinvolgendo le altre amministrazioni interessate: i ministeri dell'ambiente delle infrastrutture, le regioni, le capitanerie di porto, i gestori dei terminali di Gnl che ora lavorano solo per immettere il gas nella rete di distribuzione nazionale.

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