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Questo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2014 alle ore 08:09.

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Da Laterza in provincia di Taranto a Santeramo in Colle in provincia di Bari, oggi ci sono quattro ore di sciopero ad inizio turno per il personale della Natuzzi, azienda produttrice di divani, investita dalla crisi da alcuni anni. Dopo il mancato accordo con i sindacati a valle di un'intesa al ministero dello Sviluppo economico dello scorso luglio, la Natuzzi ha infatti dichiarato il ricorso alla proroga della cassa integrazione straordinaria. Proroga non condivisa dai sindacati.

L'incertezza del futuro, i tempi che si prevedono lunghi prima di ottenere l'indennità di cassa integrazione, l'assenza di un piano di rilancio industriale, sono i tre problemi che oggi spingono i lavoratori allo sciopero di quattro ore proclamato dai sindacati confederali di categoria. “Considerati i 450 che hanno scelto la via della mobilità volontaria incentivata, più le 1500 unità per le quali si prevede la cassa integrazione, vuol dire - afferma Salvatore Bevilacqua, segretario regionale della Feneal Uil Puglia - che a regime, nel gruppo Natuzzi, resteranno non più di 800 persone tra impiegati ed operai. Ma chi resta fuori è destinato a mesi di problemi perché prima di ottenere ii soldi della cassa integrazione bisognerà purtroppo attendere non meno di sei mesi”.
A Laterza, dove lavorano circa 500 addetti Natuzzi, il programma dei sindacati prevede che oggi lo stabilimento sia presidiato dalle ore 6 alle ore 10 (primo turno), dalle 14 alle 18 (secondo) e dalle 22 alle 2 (terzo). Da Laterza il personale si sposterà a Santeramo in Colle per l'assemblea davanti al quartier generale Natuzzi. “Cerchiamo un'intesa solida, finalmente dignitosa e di respiro, non di sopravvivenza» dice Sergio Gatti, della rsu Fillea Cgil di Laterza. Obiettivo dei sindacati è infatti quello di riaprire il negoziato al ministero dello Sviluppo economico. Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil denunciano intanto “il comportamento unilaterale e di chiusura dell'azienda” che ha portato «all'apertura di una cassa integrazione straordinaria non condivisa” e affermano che si tratta di una “posizione egoistica che non ci ha permesso di terminare la discussione in merito ai percorsi di solidarietà”. “La trattativa sia equa - aggiungono i sindacati di categoria - i sacrifici e i benefici siano uguali per tutti”.

Nei giorni scorsi la Natuzzi aveva ricordato come nell'accordo al Mise del 10 ottobre 2013 si fosse previsto tra l'altro una “sensibile diminuzione del costo del lavoro per le produzioni attualmente realizzate in Italia per raggiungere un costo minuto di trasformazione di 50 centesimi di euro” ma anche il “rientro in Italia di parte delle produzioni realizzate all'estero a condizioni di costo minuto definite da affidare alle newco. Ad oggi, nessuna di queste condizioni è stata rispettata. Anzi - evidenzia l'azienda -, il costo minuto di trasformazione italiano si attesta a 1 euro e 12 centesimi”. Natuzzi poi rammenta che il 28 luglio scorso “preso atto delle difficoltà del progetto delle newco”, azienda e sindacati hanno firmato un'intesa sulla proposta aziendale di trasferire in Italia, ma “alle condizioni di costo previste dal business plan 2014-2016, parte delle produzioni realizzate negli stabilimenti esteri. Questa proposta prevede, attraverso l'utilizzo del contratto di solidarietà, di impiegare 1.800 collaboratori e di ridurre da 1.100 a 500 il numero di esuberi strutturali, chiedendo ai lavoratori una temporanea riduzione della retribuzione per abbassare il costo del lavoro”. Nei giorni scorsi però, secondo la versione dell'azienda, “i sindacati si sono dichiarati indisponibili a sottoscrivere la proposta” e a quel punto la Natuzzi si è vista obbligata “a richiedere unilateralmente la proroga della cassa integrazione straordinaria per un anno”.

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