Economia

Le imprese familiari? hanno una marcia in più nella crisi

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Le imprese familiari? hanno una marcia in più nella crisi

Rappresentano la metà delle imprese piemontesi sopra i 25 milioni di fatturato, sono perlopiù concentrate in provincia di Torino e hanno affrontato con più grinta gli anni della crisi economica. Parliamo delle imprese familiari piemontesi, da Lavazza, a Ferrero, da Balocco e Sella.

Il quadro emerge da uno studio realizzato per Unioncamere Piemonte dagli studiosi del Dipartimento di Management dell’Università di Torino e del Cambridge Institute for Family Enterprise dell’Harvard Business School.

Dalla serie di interviste fatte ai responsabili di imprese familiari e dall’incrocio dei dati (sono 700 le imprese piemontesi con più di 25 milioni di fatturato) emerge che nel periodo più difficile per l’economia italiana, dal 2008 al 2013, le imprese familiari abbiano resistito meglio, con un fatturato cresciuto del 18,87% contro l’8,77% delle altre aziende, incrementando il numero di dipendenti del 14,37%, rispetto al +1,16% registrato dalle altre, e infine investendo 130 miliardi di euro contro i 50 messi in campo dalle non familiari. Anche gli indici di redditività, sebbene in calo rispetto al 2008, l’inizio della crisi, sono risultati maggiori.

In un certo senso, dunque, hanno avuto una marcia in più, «facendo leva – spiega Ferruccio Dardanello, presidente di unioncamere Piemonte – su una forte cultura imprenditoriale e sulla voglia di continuare a investire e scommettere sul futuro».

La fotografia presentata da Bernardo Bertoldi, del Dipartimento di management dell’Università di Torino, racconta di come le imprese familiari siano per metà concentrate nel manifatturiero e di come rappresentino la maggioranza ad esempio nel Cuneese, a Biella e a Novara.

Dalla ricerca emergono anche i “punti deboli” dell’imprenditoria familiare. A cominciare dalla mancanza di un vero e proprio piano di successione strutturato. Soltanto un’azienda su quattro programma il passaggio del testimone e nella maggior parte dei casi (il53%) il periodo in cui si compirà il processo supera i 10 anni. Per i leader in azienda, la qualità principale del successore deve essere la dedizione all’impresa, mentre ai familiari è rischiesta dedizione al lavoro nel 69% dei casi.

Altro tema sensibile, la necessità di una programmazione lunga, sui 5-7 anni, e l’accesso al capitale per la crescita. Così come lo è la capacità di innovare: di fatto il 77% delle aziende del campione non predispone personale dedicato stabilmente all’innovazione.

Infine, il rapporto tra il management e la famiglia. Trasparenza e stima sono i valori principali alla base di una buona collaborazione.

Dalla ricerca, più in generale emerge che le imprese familiari in Piemonte (tra le manifatturiere) sono il 66% delle esistenti, al di sotto della media italiana, con un terzo del totale alla prima generazione eun 4,2% che arriva alla quarta e oltre mentre nella metà dei casi è in sella la seconda generazione. La più antica è del 1900, la più recente è nata due anni fa.

Quanto al ruolo dei membri della famiglia, ilun terzo è dipendente o dirigente, un terzo è azionista e un terzo fa parte del Cda.

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