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Milano dà vita al primo Fondo italiano per lo sviluppo urbano, aperto…

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strumenti finanziari

Milano dà vita al primo Fondo italiano per lo sviluppo urbano, aperto a investitori pubblici e privati

In Italia, è il primo Comune a dotarsi di uno strumento finanziario di questo genere. In Europa, lo ha fatto finora – e con successo – soltanto Londra. Milano ha dato vita al primo Fondo per lo sviluppo urbano, confermandosi così capitale italiana non soltanto della finanza tout court, ma anche di quel capitalismo “paziente” che vede nella collaborazione tra pubblico e privato il mezzo per realizzare obiettivi di riqualificazione urbana ed edilizia altrimenti difficili da realizzare – con le casse degli enti locali sempre più vuote e i privati sempre più restii a investire in progetti poco redditizi.

Il Fondo, hanno spiegato il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris e l’assessore al Bilancio Francesca Balzani, nasce in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (Bei) che fa da garante e che, in futuro, non è escluso possa diventare essa stessa erogatore di credito. L’obiettivo di questo strumento (previsto e sostenuto dalla programmazione europeo) è finanziare progetti di riqualificazione urbana come infrastrutture, riqualificazioni o recupero di aree dismesse, interventi di housing sociale o misure di efficienza energetica. Tutte operazioni, ha sottolineato il vicesindaco, «a bassa redditività finanziaria ma ad alto contenuto sociale», che in genere faticano a trovare finanziatori “tradizionali” come le banche.

Il Fondo è aperto a investitori istituzionali e privati (banche, fondazioni, istituti di credito...) e dovrebbe essere operativo tra 10-12 mesi. La dotazione iniziale, ha spiegato l’assessore, dipenderà dal valore dei progetti da sostenere. Dopo un lungo lavoro di valutazione, il Comune ha individuato alcuni interventi prioritari (come la riqualificazione del Quartiere Adriano, dell’area dei Navigli, o di Porto di Mare) per il quale la stessa amministrazione fornirà circa 30-40 milioni, che dovrebbero poi aumentare, stima Balzani, fino a 80-100 milioni.

Tecnicamente, una volta a regime il Fondo promuoverà gli investimenti attraverso l’erogazione di prestiti, di garanzie sul credito o acquisendo partecipazioni societarie. Il modello è simile a quello avviato circa dieci anni fa da Fondazione Cariplo e Fondazione Housing Sociale per il social housing, ma aperto a una gamma più ampia di investimenti e interventi. Un modello, ha ricordato il vicesindaco, che ha funzionato molto bene a Milano.

Lo scopo non è certo speculativo, tuttavia gli investimenti genereranno utili che serviranno a mantenere in equilibrio finanziario il Fondo stesso e a essere reinvestiti per alimentarlo. Secondo il vicesindaco, il Fondo «darà la possibilità di intervenire con una forte regia pubblica per riqualificare parti del territorio anche al di là dei confini cittadini».

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