Economia

Edilizia, non c’è ancora la ripresa

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OSSERVATORIO CONGIUNTURALE

Edilizia, non c’è ancora la ripresa

L'edilizia non è ancora uscita dal tunnel della crisi più lunga del dopoguerra, nonostante non manchi qualche segnale di risveglio, come l'aumento delle ore lavorate (+0,6%) ad aprile. Per l'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori che oggi (13 luglio) presenterà l'Osservatorio congiunturale semestrale, il 2015 segnerà un altro dato negativo dell'1,3%. Per il momento, e in attesa di capire cosa ci sia di reale negli annunci di Matteo Renzi di voler «sbloccare opere per 20 miliardi», l'Ance conferma una previsione negativa anche per il 2016: -0,5 per cento. I costruttori prevedono, tuttavia, che la ripresa potrà effettivamente arrivare nel corso del prossimo anno - dopo nove anni di segno negativo - se il governo farà la sua parte con una politica di maggiore attenzione agli investimenti pubblici e all'incentivazione degli investimenti privati.

Per accelerare verso il bel tempo basterebbe che si trasformassero in realtà gli annunci fatti nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio e dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. E su questo punto l'Ance presenterà il 13 un lavoro che “aiuta” (e al tempo stesso incalza) il governo a trovare misure, fonti di finanziamento e progetti che possono confluire nel piano sblocca-opera.

Dalla puntuale tavola dell'Ance, che evidenzia investimenti possibili (nuovi o da sbloccare) per un totale di 19,4 miliardi, si evince che stavolta lo sblocca-opere renziano è credibile e realistico, a condizione che si prendano alcune misure necessarie. In sostanza, dice l'Ance, 14,9 miliardi di lavori si potrebbero sbloccare soltanto dando attuazione a provvedimenti già approvati o in corso, mentre 4,5 miliardi di investimenti potrebbero arrivare da progetti e proposte già all'attenzione del Ministero delle Infrastrutture, per cui però, è necessario trovare il finanziamento. In sostanza - dice ancora l'Ance - lo sforzo del governo in termini finanziari dovrebbe essere di 4,5 miliardi mentre per il resto le risorse ci sarebbero già o sarebbero già programmate da vecchi provvedimenti. Vediamo il dettaglio di questi programmi finanziati e da sbloccare.

La posta più cospicua è il contratto di programma di Rfi che vale 4 miliardi di investimenti attivabili, già finanziati con legge di stabilità 2015, decreto legge sblocca-Italia di fine agosto 2014 e fondi europei.

A conferma che c'è un grosso problema di attuazione del decreto legge sblocca-Italia, a più di dieci mesi di distanza dall'approvazione, altri tre miliardi da avviare riguarderebbero i cantieri medio-grandi previsti da quel provvedimento e altri 500 milioni per le opere medio-piccole.

Anche la terza voce, per dimensione, dello studio Ance riguarda un piano che il governo considera assolutamente prioritario da molti mesi: si tratta del piano contro il dissesto idrogeologico che potrebbe portare a opere per tre miliardi ma che stenta a decollare noonostante lo sforzo straordinario dell'unità di missione di Palazzo Chigi. Qui si tratta di vecchie risorse (2,4 miliardi) non utilizzate per ritardi regionali e di 600 milioni già deliberati dal Cipe per il piano stralcio delle città metropolitane (si veda il Quotidiano Edilizia e Territorio per l'elenco dei 35 interventi contenuti nel piano stralcio).

Ci sono poi altri due piani di media dimensione che da tempo sono pronti al decollo ma che non partono: il piano dell'edilizia scolastica (per una prima tranche di 1,2 miliardi) e il contratto di programma Anas (1,1 miliardi) che da quest'anno punta molto più che in passato sulle opere di manutenzione.

Quanto al piano dei porti (0,9 miliardi), è stato appena approvato dal Consiglio dei minstri e punta su fondi europei 2014-2020.
Infine, il piano dell'edilizia abitativa (500 milioni), gli investimenti per il trasporto pubblico locale (300 milioni) e il piano aeroporti (200 milioni da trovare).

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