Economia

Luce verde Mise per Tempa Rossa

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Regole e incentivi

Luce verde Mise per Tempa Rossa

  • –Domenico Palmiotti

taranto

Il Mise sblocca le opere di Tempa Rossa a Taranto. Al termine della conferenza dei servizi, il ministero dello Sviluppo economico ha dichiarato che «sussistono i presupposti per l’emanazione del relativo provvedimento di autorizzazione previa intesa con la Regione Puglia». Il riferimento del Mise è all’autorizzazione unica che gli investitori di Tempa Rossa (Total, Shell e Mitsui) attendono a breve scadenza. In verità, tutto il progetto Tempa Rossa, dal giacimento petrolifero in Basilicata sino alle opere terminali nella raffineria Eni di Taranto, è autorizzato da tempo e un anno fa, nella legge di Stabilità, fu anche inserita una norma che ha previsto che le autorizzazioni rilasciate per la parte a monte, ovvero tutta l’area estrattiva in provincia di Potenza, valgono anche per quelle a valle, cioè il punto di approdo a Taranto del petrolio. Questo, però, non ha sbloccato lo stallo della città pugliese dove il Comune è passato dal sì al no all’investimento.

Nelle valutazioni dell’ente locale ha pesato molto la vicenda Ilva e la preoccupazione che le opere di Tempa Rossa potessero aumentare l’inquinamento industriale. Nè sono servite le assicurazioni più volte date da Total e da Eni circa il fatto che non ci sarebbe stato alcun incremento di emissioni e che, anzi, le modifiche apportate al progetto avevano ulteriormente migliorato sia l’impatto di Tempa Rossa che quello della raffineria Eni, riducendo di 28 tonnellate su base annua la diffusione nell’aria di composti volatili del greggio. Al contrario, il Comune ha tenuto ferma la sua posizione contraria e a ottobre 2014, nell’approvare il nuovo piano regolatore portuale, ha escluso tutta la parte funzionale a Tempa Rossa. Una serie di ricorsi al Tar di Lecce hanno però bocciato la decisione del Comune, al quale la giustizia amministrativa ha fatto rilevare che l’ente non poteva cambiare radicalmente posizione senza nemmeno un confronto preliminare con la controparte e, inoltre, non poteva vietare la costruzione di opere che ricadono nell’area dell’Eni. Al verdetto del Tar si è ora aggiunto il via libera del Mise e così la questione è tornata al Consiglio comunale. Una decisione era attesa per ieri ma è stata rinviata alla seduta di lunedì. Da rilevare che il Comune, su consiglio della propria avvocatura, non ha nemmeno fatto appello al Consiglio di Stato e mesi fa l’Eni ha paventato una richiesta di risarcimento danni se non fossero arrivate le autorizzazioni chieste da anni.

Tempa Rossa è un investimento che vale 2 miliardi, 900 dei quali già spesi in Basilicata. La parte tarantina ammonta a 300 milioni con una ricaduta di 50 imprese e 300 occupati di cantiere per costruire due serbatoi di stoccaggio da 180mila metri cubi, prolungare di 515 metri il pontile petroli dell’Eni e realizzare altri impianti complementari. Il petrolio di Tempa Rossa, una volta arrivato a Taranto attraverso l’oleodotto Val d’Agri già esistente, sarà caricato sulle navi per la spedizione.

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