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Manukafashion, una startup di design afroitaliano

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Manukafashion, una startup di design afroitaliano

«Abbiamo deciso di metterci in gioco per trasformare una cooperazione spesso assistenzialista in una cooperazione rivolta all'imprenditorialità». Così è nata Manukafashion, dall'idea di tre ragazze conosciute tra i banchi di un master in “economia per lo sviluppo” all'università Tor Vergata di Roma e oggi sono tre giovani trentenni che lavorano tra organizzazioni internazionali e mondo accademico : Manuela Bucciarelli, Valentina Conti e Lisa Giovannitti.

Una startup di design “afroitaliano,” di accessori, borse e prodotti tessili per la casa che unisce tessuti italiani e africani, realizzando una fusione culturale. Si tentano in questo modo, nuove vie per la cooperazione allo sviluppo per andare oltre al mero assistenzialismo e valorizzare le risorse che ogni paese possiede e le capacità delle persone: sarti africani, migranti e collegati con un filo diretto dai paesi in cui risiedono a Roma. Tutto ha inizio nel 2011, in Malawi, dove Manuela Bucciarelli ha lavorato per un periodo presso una Ong americana « Un giorno conobbi Emmanuel che faceva la guardia notturna capii che sapeva cucire e gli feci fare qualche riparazione di sartoria. Scoprii che era molto bravo, gli procurai degli altri lavoretti e man mano si sparse la voce e in molti iniziarono a chiedere riparazioni al sarto ».

Nel frattempo Emmanuel si è creato un nome per i vestiti e gli accessori. Da qui nasce l'idea di Manuela: coinvolgere le altre due amiche nel progetto una volta tornata a Roma. Nel 2013 hanno formato una società cooperativa di produzione e lavoro investendo il proprio capitale e ricorrendo a un prestito finanziario di una società che realizza, come dice Emanuela, “micro incubazione d'impresa” per una campagna di marketing. Rimane il legame con Emmanuel in Malawi, dopo alcune ricerche di mercato le tre ragazze hanno deciso di concentrarsi maggiormente sugli accessori e sui tessuti per la casa, come lenzuola, cuscini, tovaglie, grembiuli.

«I tessuti africani che utilizziamo per realizzare i nostri articoli presentano un'elevata stagionalità. Questa caratteristica fa sì che una stessa fantasia sia disponibile sul mercato per un periodo limitato di tempo. Tale aspetto rappresenta l'elemento fondante della nostra produzione, che ci porta a proporre collezioni caratterizzate da pezzi unici e non riproducibili, lontani dalla logica della produzione di massa» si legge sul sito di Manukafashion. Per ora le collezioni sono acquistabili e consultabili solo online , le ragazze si appoggiano ad un ufficio messo a disposizione dalla sede di un coworking a San Lorenzo. Le stoffe africane vengono importate dal Malawi, dai mercatini locali e da altri paesi africani, pronte ad essere unite a tessuti di aziende di design tessile italiano, in particolare del nord Italia e della Toscana. Le stoffe africane sono tutte certificate, riguardo alla composizione. È attiva anche una collaborazione con una cooperativa di donne per i tessuti batik in Uganda, realizzati da donne disabili o affette da HIV-AIDS e si stanno sviluppando nuovi collegamenti con realtà familiari in Ghana.

A Roma si cerca di coinvolgere sarti e sarte migranti che vivono in Italia provenienti spesso da centri di accoglienza per rifugiati, dando loro la possibilità di formarsi e di promuoverne il lavoro nel nostro paese. I sarti per ora, oltre a Emmanuel dal Malawi, che continua a collaborare ad alcune collezioni, sono tre, Ilda arrivata in Italia nel 2012 dall'Ucraina , dove lavorava per sartorie di alta moda, Lamin dal Gambia e Faith dalla Nigeria selezionati nel centro di accoglienza di San Giovanni a Roma. « I prezzi dei nostri prodotti non sono economici, tengono conto delle spese di importazione, della realizzazione di capi unici e originali, ma soprattutto del giusto compenso per i nostri collaboratori e sarti, ciò comporta sicuramente anche una clientela selezionata » puntualizza Manuela. Le ragazze hanno ricevuto altre richieste di collaborazione ma per ora hanno scelto di concentrarsi sulla crescita del progetto, hanno avviato campagne social, cercano nuove partnerships, l'acquisto di macchine da cucire professionali . La mission è selezionare persone sempre più competenti, già formate e che possano sviluppare ancor meglio le proprie capacità «Vogliamo essere promotrici di una rete in continua espansione che punti alla contaminazione tra stili e culture, perché crediamo che sia la strada migliore per rendere possibile l'integrazione. Miriamo a sviluppare un modello di economia sostenibile che abbia come obiettivo la giusta remunerazione di tutti i soggetti coinvolti nella catena produttiva » affermano le fondatrici di Manukafashion.

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