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Smart manufacturing contro la crisi: a Torino ne discutono…

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SCENARI

Smart manufacturing contro la crisi: a Torino ne discutono imprenditori, studenti e ricercatori

L’innovazione digitale nei processi produttivi è strategica per lasciare alle spalle il tunnel della lunga crisi. La quarta rivoluzione industriale, lo smart manufacturing, deve diventare la nuova mentalità ispiratrice sia degli imprenditori sia dei formatori. Se ne è discusso ieri sera a Torino, durante la conferenza promossa al Centro congressi dell’Unione industriale da ESCP Europe, business school presente con sei campus in altrettante città europee (oltre Torino, Berlino, Lomndra, Madrid, Parigi e Varsavia).

L’incontro è stato un focus sull’immediato futuro dell’industria, con criticità e opportunità che possono giungere dall’innovazione e dall’intelligenza artificiale, dall’advanced automation all’additive manifacturing. «Anche la nostra busines school sente la necessità di confrontarsi con queste tematiche – sostiene Francesco Rattalino, direttore generale di ESCP Europe Torino campus – perché riguardano da vicino il mondo della formazione, della ricerca e del business ad ampio spettro».

Ad avviso di Piergiorgio Cerello, co-fondatore di Dixit e senior researcher presso l’Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn) «è essenziale un confronto costante tra ricercatori e impresa. Dobbiamo trovare idee nuove, promuovere la creatività e avere una visione interdisciplinare. 3t: technology, talent e tolerance sono alla base del cambiamento».

Secondo Marco Gay, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, «in Italia in questo momento siamo all’1,25% di investimenti in ricerca e innovazione e siamo il paese che ha prodotto più imprenditori giovani di tutta Europa, secondo i dati Istat 2015. Siamo in un’epoca di cambio generazionale in ambito imprenditoriale e le nuove leve portano in azienda il cambiamento. La dimensione 4.0 a livello industriale è possibile – ha concluso Gay – ed esiste in Italia grazie al matching fra start up e aziende esistenti. Proprio le università e business school possono essere un incubatore per queste start-up e un importante fattore e ambiente di sviluppo».

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