Economia

Il marmo sfrutta il traino Usa

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Il marmo sfrutta il traino Usa

  • –Silvia Pieraccini

firenze

Nel 2014 il traguardo era stato sfiorato, nel 2015 è stato raggiunto: per la prima volta, l’export italiano di marmo e pietre naturali ha superato i due miliardi di euro (2,064) con una crescita, calcolata dall’ufficio studi di Internazionale Marmi e macchine (Imm) di Carrara sulla base dei dati Istat, pari al 6,4%.

L’aumento dell’export si è accompagnato a un calo delle quantità esportate (-5% sotto i quattro milioni di tonnellate), “spia” di un fenomeno in via di consolidamento: si esportano meno prodotti, ma più costosi. Imm stima un aumento del valore medio dei materiali esportati nel 2015 di circa il 10%. Segno buono o preoccupante? «Il fatto che stiamo vendendo prodotti di qualità più elevata è un buon segnale – spiega Erich Lucchetti, imprenditore lapideo (titolare di cave e di aziende di lavorazione) e presidente di Confindustria Massa Carrara – e soprattutto è la conferma che non possiamo invertire la marcia: dobbiamo andare sempre più verso finiture e materiali particolari, cioè verso il segmento alto, anche perché abbiamo costi del lavoro e dell’energia molto più alti dei nostri concorrenti».

La conferma che la strada è stata imboccata arriva dalla crescita del marmo lavorato in Italia (invece di essere esportato a blocchi destinati a essere lavorati altrove), primo indicatore di incremento del valore aggiunto prodotto sul territorio: nel 2015 i marmi lavorati sono aumentati del 2,6% in quantità e del 9,8% in valore, arrivando a rappresentare la metà (più di 1 miliardo di euro) dell’export totale del lapideo italiano.

Export che ha un traino indiscusso: gli Stati Uniti. Il mercato statunitense è tornato a brillare con un effetto-boom sulla domanda: +24,5% le esportazioni 2015 (+5,3% in quantità), spinte dai marmi lavorati, quelli che gli americani conoscono e apprezzano per i rivestimenti, soprattutto interni, di abitazioni, alberghi e ristoranti. «Il mercato trainante è senza dubbio quello Usa – conferma Lucchetti – che resta il punto di riferimento per marmi e pietre. Già nel 2014 era ripartito, ma nel 2015 ha avuto una spinta in più e ora la speranza è che il trend prosegua, anche se i primi mesi dell’anno sembrano meno brillanti».

È proprio guardando all’effervescenza del mercato Usa che la fiera Carrara Marmotec, dal 18 al 21 maggio, ha privilegiato l’incoming di buyer e contractor americani. «La collaborazione con il Marble Institute of America e con Ice ha permesso la selezione di importanti buyer e architetti dagli Usa – spiega Fabio Felici, presidente di Imm-Carrarafiere – che saranno invitati a partecipare agli incontri b2b organizzati attraverso un innovativo software di matchmaking».

Gli Usa hanno permesso di “tamponare” anche le cadute su altri mercati, legate alla congiuntura (come la Germania che segna -5,5% in quantità e -0,2% in valore) o agli eventi geo-politici: il mercato nordafricano è in forte contrazione, il Medio Oriente cala in quantità ma cresce in valore grazie agli Emirati Arabi. «La flessione del prezzo del petrolio – sottolinea Imm – ha influito solo parzialmente grazie a riserve finanziarie accumulate nella fase del boom petrolifero che hanno permesso di proseguire gli investimenti». Sul fronte dei distretti, si conferma primo per export di lavorati quello di Carrara (con 536 milioni +11,4% nel 2015), seguito da quello veneto (523 milioni +10%).

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