Economia

Bologna capofila per la progettazione di una rete di 100 telescopi

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INNOVAZIONE

Bologna capofila per la progettazione di una rete di 100 telescopi

Bologna sarà il quartier generale del progetto internazionale Cherenkov Telescope Array (Cta), la rete di oltre 100 telescopi da installare tra il Cile e le Canarie per studiare l’universo attraverso i raggi gamma di altissima energia, il più potente e sensibile osservatorio mai costruito, cui partecipano 30 Paesi e più di mille scienziati di tutto il mondo.

Una decisione che premia infrastrutture e capacità di ricerca e di calcolo del polo bolognese, che nel quartiere Navile racchiude un’eccellenza silenziosa tra l’Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica di Bologna (Inaf-Iasf), il dipartimento di Fisica e astronomia dell’Alma Mater e gli istituti di fisica del Cnr, dove lavorano oggi circa 200 ricercatori. Un’altra quarantina di persone sarà arruolata entro un anno per dirigere il progetto internazionale Cta, che parte ora con un budget di 400 milioni di euro per la costruzione dei 100 telescopi e il compito di definire la natura giuridica della propria organizzazione, con cui portare avanti per i prossimi vent’anni l’ambizioso osservatorio tra i due emisferi che catturerà la luce Cherenkov da tutto il cielo (fotoni gamma di altissima energia che si “accendono” di blu al contatto con l’atmosfera terrestre e raccontano i luoghi da cui provengono).

Ma la prima pietra è stata posta ed è una pietra che fa notizia «perché non è mai successo che il nostro Paese ospitasse il quartier generale di un ente internazionale in campo scientifico», sottolinea Nicolò D’Amico, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), un migliaio di dipendenti in 17 sedi distribuite in Italia. Dove finalmente sulla ricerca si inizia anche a investire e non solo a discutere, commenta D’Amico riferendosi ai quasi 2 miliardi di risorse stanziati per il triennio 2015-2017 dal Piano nazionale della ricerca.

Ed è una bella vittoria soprattutto per la via Emilia e per il suo capoluogo, che sulla messa a sistema dei protagonisti dell’innovazione sta fungendo da laboratorio sperimentale nel Paese. «Bologna, nel nuovo edificio dove co-abitano Inaf e dipartimenti universitari, « garantisce al Cta una casa in un ambiente scientifico di calibro mondiale – riporta la nota ufficiale del Consiglio riunito a Monaco – con strutture all’avanguardia in uno dei centri più attrattivi e ricchi di storia».

A vincere è stato il gioco di squadra, rimarca il neorettore dell’Alma Mater, Francesco Ubertini, «a conferma del valore strategico degli interventi strutturali rivolti a consolidare le sinergie tra gli enti di ricerca e i dipartimenti universitari». Non nasconde la sua soddisfazione l’assessore a Formazione, ricerca e lavoro dell’Emilia-Romagna, Patrizio Bianchi, che in modo visionario ha iniziato anni fa a promuovere Bologna quale hub europeo della ricerca e dei big data. «La decisione del Cta è il risultato di un lungo e paziente lavoro dei ricercatori sul territorio e di un impegno pubblico e privato per mettere a sistema i vari pezzi di un patrimonio che si costruisce nel tempo, non si improvvisa. In Emilia – afferma l’economista – abbiamo il 70% della capacità di calcolo del Paese e un network unico di centri di ricerca scientifica, dal Cineca allo Ior, dal Cnr all’Enea, che vale almeno 10mila occupati e che già oggi proietta la regione ben oltre l’Industria 4.0.». Senza considerare l’indotto industriale, perché il manifatturiero emiliano-romagnolo si sta già riconfigurando a valle della ricerca fisica nella produzione, ad esempio, di super-magneti ad alta energia.

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