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Sos di Ravenna al Miur: le scuole di mosaico sono in pericolo

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FORMAZIONE

Sos di Ravenna al Miur: le scuole di mosaico sono in pericolo

«Forse è presto per parlare di emergenza, ma se non si pone rimedio finiremo che nelle classi di mosaico a trasmette il sapere e il mestiere del mosaicista saranno insegnanti d’arte che non hanno mai lavorato con le tessere». Chiara Francesconi, consigliera Pri del Comune di Ravenna, ribadisce il problema che ieri ha tradotto con il collega Giannantonio Mingozzi in un ordine del giorno per sollecitare un intervento di Regione e Governo sul Miur: a rischio c’è non solo la trasmissione della vocazione artistica territoriale legata al mosaico, ma la tutela di un patrimonio culturale e artistico inestimabile che Ravenna custodisce nei suoi monumenti paleocristiani e che nel 1996 ha portato al riconoscimento Unesco.

Il nodo parte dalla riforma Gelmini del 2010 che ha “licealizzato” gli istituti d’arte, tutti. Erano solo due quelli specializzati in mosaico in Italia, il Severini di Ravenna e il D’Aleo di Monreale (Palermo). Con la revisione delle classi di concorso del Miur del 2015, però, si è perso il codice di insegnamento specifico dell’arte del mosaico, confluita nella voce generica delle discipline artistiche: da allora un docente senza alcuna competenza musiva può avere la cattedra nei corsi di specializzazione di mosaico. A Ravenna sono due i corsi specifici al Liceo artistico Nervi-Severini di Ravenna, con circa 250 ragazzi iscritti sugli 800 complessivi.

«Non c’è di che allarmarsi – getta acqua sul fuoco la dirigente del Liceo artistico ravennate in cui è confluito lo storico Istituto d’arte per il mosaico, Mariateresa Buglione – stiamo registrando un’impennata di iscrizioni e facciamo moltissime attività sia di alternanza scuola-lavoro, sia di collaborazione con istituzioni manifestazioni ravennati all’insegna del mosaico. Abbiamo avviato solo quest’anno 90 convenzioni con botteghe della città, di cui una buona parte proprio per il mosaico; chiamiamo maestri mosaicisti di fama internazionale a tenere seminari ai ragazzi; e ora, grazie alla riforma scolastica, gli studenti escono dal liceo dotati non più solo di competenze laboratoriali ma anche di

cultura artistica che alza molto la qualità della loro specializzazione. L’anello debole semmai – conclude Buglione – è il percorso dopo il liceo, perché manca una professionalizzazione adeguata di tipo universitario, che valorizzi le lavorazioni tradizionali del made in Italy, come accade anche per il corallo e l’alabastro, non solo per il mosaico».

«Stiamo lavorando proprio ora come amministrazione comunale sulla nostra Accademia di belle arti di Ravenna, una delle più antiche in Italia - ribatte l’assessore a Istruzione e cultura di Ravenna, Ouidad Bakkali - per statalizzarla e qualificare l’insegnamento del mosaico come alta formazione, ben consci che la formazione è il tassello fondamentale per tramandare il nostro patrimonio e sapere artistico. E ora ci muoveremo politicamente nelle sedi regionali e ministeriali per ottenere dal Miur la reintroduzione dello specifico codice di insegnamento per l’arte del mosaico nella scuola superiore», assicura.

Già due anni fa il Liceo artistico Nervi Severini aveva sollevato il problema della “despecializzazione” al Miur, «ma ora serve che tutte le istituzioni del territorio facciano squadra affinché venga formalizzata la richiesta di riconoscere le vocazioni territoriale legata al mosaico e quindi l’autonomia del codice di insegnamento per le classi di concorso ministeriali, così come già accade per l'indirizzo di Design del liceo artistico», precisano i consiglieri del Partito repubblicano, storicamente legato ai maestri mosaicisti di Ravenna. Ne va di una tradizione e di un artigianato artistico tramandato di generazione in generazione fin dall’età paleocristiana. «L’artigianato artistico legato al mosaico muove piccoli numeri in città, ma ha grande responsabilità etica e storica», spiega il responsabile della Cna di Ravenna, Mario Petrosino. Sono una ventina i laboratori musivi nella capitale bizantina, per una cinquantina di addetti e un giro d’affari di 3 milioni o poco più. «Senza contare i restauratori di mosaici che lavorano in tutto il mondo. Non c’è in ogni caso un problema di quantità dei giovani mosaicisti, ribadisce Cna, ma di qualità dei profili». Una qualità nelle mani di chi l’arte musiva la deve insegnare.

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