Economia

L’attrazione possibile dei nuovi capitalismi del lombardo-veneto

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L'Analisi|microcosmi - le tracce e i soggetti

L’attrazione possibile dei nuovi capitalismi del lombardo-veneto

È stato presentato il rapporto 2017 della Fondazione Nord-Est. Ne dà un analitico resoconto VeneziePost, titolando: “Un ciclo è finito. Aspiriamo almeno a diventare l’Est del Nord”, dando conto dell’intervento di Gian Felice Rocca (Assolombarda): «Avreste le potenzialità, ma vi serve una visione, un progetto comune». Che pare dire alla città infinita del Nord-Est: vi manca il baricentro della supermetropoli Milano con il suo magnete contaminante di funzioni e di innovazione.

È il cruccio da sempre di Stefano Micelli Direttore della Fondazione Nord-Est. Siamo sicuri che il rapporto e il confronto tra questi due territori, laboratori delle potenzialità del nostro capitalismo si giochi solo, o sulle nostalgie politiche del Lombardo-Veneto, o sugli indicatori di potenza rispetto ai flussi che fanno apparire la Milano fantasmagorica? Ha ragione Micelli che nella sua introduzione, più che ragionare solo sugli indicatori di potenza ha posto come nodo della metamorfosi in atto l’urgenza di ricomporre crescita e territorio. Questione che rimanda al come mettersi in mezzo alla forbice sempre più divaricata tra quelli che ce la fanno, export e innovazione e quelli in difficoltà nella città infinita veneta ma anche in quella lombarda che pure ha la Milano eccellente.

“Avreste le potenzialità, ma vi serve una visione, un progetto comune”

Gian Felice Rocca, presidente di Assolombarda 

I due capitalismi, sia quello lombardo che quello nordestino, se vogliamo mantenere questa leziosa differenziazione da sindacalismo di territorio, hanno nella faglia tra crescita e territorio il problema. A ben vedere, sull’asse Torino-Milano-Nord-Est si gioca la partita della sopravvivenza di un polo trainante nella globalizzazione selettiva per il Sistema Italia. Dove non bastano le imprese eccellenti, senza l’humus che nel tardo novecento ha alimentato distretti e piattaforme produttive del “Calabrone Italia”. Quindi mi pare urgente, oltre che guardare alla Smart City e ai suoi indicatori da capitalismo delle reti lunghe, fondamentali per la crescita, guardare al territorio e alle Smart Land. Capire se saremo in grado nei prossimi anni, di ricomporre un tessuto di capitalismo intermedio tra i campioni della crescita e quelli che arrancano sul territorio.

Occorre ricostruire «l’intimità dei nessi» (Becattini) che hanno coagulato, allora, i capitalisti molecolari in distretti e in filiere con le medie imprese, ed oggi, i sistemi territoriali in grado di reggere l’urto della globalizzazione selettiva. Che si affronta solo con un nuovo patto tra eccellenze, saperi, città diffuse e parti sociali in cambiamento. Portando la moltitudine delle imprese verso una medietà operosa.

Cambia il ruolo della rappresentanza che si è sviluppata nella fase storica dello sviluppo diffuso, polarizzandosi tra grandi e piccoli. Oggi, quel ciclo, in quelle forme, ha terminato la sua spinta propulsiva. Le società locali sono in riorganizzazione, dobbiamo ragionare sul come il fare impresa e la società di mezzo vanno riposizionandosi nel nuovo scenario. Dalle lenti della società verticale che guardava i numeri di chi stava in alto e in basso, occorre passare allo sguardo della società circolare che analizza nessi e connessioni di imprese, economie, saperi, società.

“Smart city e smart land spinte a dialogare con sullo sfondo il magnete connettivo della metropoli Milano”

 

Tornando alla mia Lombardia, segnalo al Nord-Est, a proposito di ricomporre crescita e territorio che poi significa rimettere al centro il territorio, il laboratorio “Bergamo Smart Land”. Promosso dalla rappresentanza Imprese e Territorio, che riunisce tutte le associazioni del tessuto diffuso compreso le cooperative sociali, e dalla Provincia. Non faccia sorridere la debolezza dei soggetti rispetto alla potenza delle aree metropolitane. Il partire dalla Smart Land, dal territorio, si pone come punto di partenza per avviare una discussione sul modello di sviluppo, inquadrando la differenza tra crescita e sviluppo. Occorre capire che l’economia regge se rimane espressione degli obiettivi di sviluppo di una società.

Ripensando la dimensione del territorio che non è lo stesso per tutte le imprese, reti lunghe e reti corte, e come sia possibile tenere assieme prossimità territoriale e simultaneità delle reti. Partendo dai numeri nel Sistema Bergamo ci si ritrova a confrontarsi sugli scenari possibili o auspicabili per il territorio e per la società. Che ha comunque tenuto. E si è tentati di accontentarsi del “teniamo botta” e dell’attraversare la crisi facendo leva sulle risorse endogene, magari trasformando un po’ il mix produttivo con un parziale avvicinamento ai big player trainanti. Non ci si accontenta, avendo chiaro che negli scenari di una qualificazione selettiva le aree della sofferenza tendono ad uscire dallo sguardo collettivo. Da qui, il ragionare assieme, se è possibile sviluppare un discorso pubblico in grado di trovare una via che consenta di non contrapporre il tenersi connessi con il salto produttivo e tecnologico in cui siamo immersi alla capacità di mantenere un modello sociale inclusivo.

Da questo emerge l’esigenza di un capitalismo intermedio. Intermedio perché caratterizzato da densità sociale, economica e istituzionale. Intermedio perché denso. Un capitalismo né liquido, né rigido o centralizzato ma caratterizzato da un forte capitale sociale alimentato dai saperi e dall’aumento “dell’intimità dei nessi” di un territorio in grado di passare dalla comunità locale alla Smart Land in grado di rapportarsi alla Smart City Milano. Mi pare che anche lì a Nord-Est la questione sia all’ordine del giorno. Micelli cita come esperienza per mettersi in mezzo tra crescita e territorio Arsenale 2022, dall’Arsenale di Venezia dove si ritrova la società di mezzo del Veneto. Lui segnala un protagonismo di Confindustria Veneto, Confartigianato e Cisl per la costruzione di un sistema territoriale efficiente e competitivo. Dove hanno un ruolo istituzioni intermedie, città e università che, per la prima volta si sono coalizzate per rispondere alla sfida di Industria 4.0. Mi paiono esperienze che evidenziano il percorso di un Lombardo-Veneto operoso. Ogni anno ci ritroviamo con VeneziePost al Festival Città Imprese a Vicenza coordinato da Dario Di Vico. Parliamone. Mi pare utile.

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