Economia

Con i robot in fabbrica 4 italiani su 10 vedono a rischio il posto di lavoro

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automazione e occupazione

Con i robot in fabbrica 4 italiani su 10 vedono a rischio il posto di lavoro

L’innovazione spaventa, soprattutto le famiglie di livello socio-economico più basso, ma quasi una metà degli intervistati parla – ervidentemente in maniera critica – del ritardo dell’Italia proprio sui versanti dell’innovazione e del digitale. Le tecnologie piacciono, ma per 4 italiani su 10 l’automazione toglierà lavoro. “Uomini, Robot e Tasse: il dilemma digitale” è il titolo del rapporto realizzato nell’ambito di un progetto triennale Agi - Censis sul monitoraggio della reazione degli italiani di fronte ai processi di innovazione presentato oggi al Maxxi di Roma.

Luci e ombre. A guardare i risultati dell’indagine, quello che viene fuori è sicuramente un pieno di contrasti. Semafori verdi e semafori rossi dinanzi al tema dell’innovazione con gli italiani che da un lato denunciano il ritardo del Paese e dall’altro temono l’allargamento dei divari e dei rischi occupazionali. Addirittura sono contrastanti i pareri in tema di prelievo fiscale dui robot e sui giganti del web. A ogni modo i profili sociali più vulnerabili, in particolare coloro che vivono in famiglie di basso livello socio-economico o che sono privi di titoli di studio superiori (diploma o laurea) sono quelli che temono l’innovazione. Il 66,7% e il 59,2% rispettivamente, sono infatti convinti che i processi innovativi finiranno per ampliare la forbice tra i ceti sociali.

Robot e occupazione. Il tema dell’impatto della robotica sull’occupazione sita sempre più conquistando spazio, anche nell’attenzione degli italiani. Del resto, casi come quelli del prossimo centro logistico di Amazon a Passo Corese, che avrà tutta una parte di processo completamente automatizzata, mette plasticamente in evidenza come la discussione non sia rinviabile. Si perderanno posti di lavoro? Il 37,8% degli italiani ritiene che processi di automazione sempre più spinti e pervasivi determineranno un saldo negativo di posti di lavoro. Per contro, il 33,5% degli intervistati ritiene che le opportunità aumenteranno in uno scenario di nuovi lavori ancora per gran parte inesplorato. Completano il quadro coloro (il 28,5% del totale) che ritengono che i posti di lavoro nel complesso non varieranno in termini numerici. Il cambiamento riguarderà semmai il tipo di lavoro che saremo chiamati a svolgere. Le maggiori preoccupazioni sono riscontrabili tra chi non dispone di titoli di studio elevati (43,8%).

Tassare i robot? Per il 42,1% degli italiani la penetrazione dell’automazione e della robotica nei processi produttivi deve essere in qualche modo regolata perché, sostituendo il lavoro umano, finiranno per determinare una riduzione del gettito fiscale complessivo. Una percentuale di fatto identica (il 41,6%) la pensa però diversamente: l’evoluzione scientifica e tecnologica seguirà il suo corso e non ha senso pensare di introdurre meccanismi che possano arginarlo o limitarlo. Completa il quadro delle opinioni la posizione – minoritaria – di chi ritiene che l'introduzione della robotica sia da incentivare come elemento di sostegno alla competitività delle imprese italiane (16,3%).

Valore sottostimato. Per un 10,0% di italiani parlare di automazione e di robotica significa proiettarsi in un libro di Isaac Asimov o tra gli androidi di Star Wars. Fantascienza, dunque, più che attualità o futuro prossimo. Solo il 18,7% degli italiani associa in prima istanza l'automazione e la robotica alla possibilità di ottimizzare i processi produttivi delle aziende aumentandone la competitività e la produzione di valore aggiunto. Il concetto di “fabbrica 4.0” e il delta di produttività che si potrà creare da un nuovo rapporto tra lavoratori e macchine sempre più intelligenti e connesse non sembra ancora percolato diffusamente nel panorama cognitivo del Paese

La web tax. Più della metà della popolazione italiana (55,0%) concorda nel ritenere opportuna una legge in grado di tassare i profitti generati in Italia dai grandi soggetti web (Google, Facebook, E.Bay, Amazon, AirBnB) con sede legale all’estero in paesi a fiscalità privilegiata. Un ulteriore 27,6% degli intervistati ritiene che la questione non possa o non vada affrontata a livello nazionale ma che vada demandata all’Unione europea. Un 17,5% infine – (27,5% fra le giovani generazioni) – pensa che una legge del genere possa rivelarsi dannosa riverberandosi sui costi dei servizi web per l’utente finale.

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