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Eurovision, business oneroso e show globale. Con Gabbani favorito

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Eurovision, business oneroso e show globale. Con Gabbani favorito

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È lo spettacolo televisivo non sportivo più visto nel mondo. L’anno scorso l’Eurovision Song Contest ha totalizzato 204 milioni di spettatori in 42 Paesi con un ascolto medio del 36,8 per cento. In tv vengono trasmesse tre serate: le due semifinali (quest’anno 9 e 11 maggio) e una finale (il 13 maggio). In Italia le due semifinali vengono trasmesse anche quest’anno da Rai4 (la prima serata, martedì, ha totalizzato l’1,98% e 501mila spettatori, ascolto superiore del 20% alla media di fascia del canale, +45% rispetto alla prima semifinale del 2016) e la finale da Rai1 (3 milioni 300mila, 16,94% nel 2016).

Uno show televisivo tecnicamente grandioso ma anche economicamente oneroso, che ospita ogni anno il Paese vincitore in carica. Quest’anno l'Italia partecipa con Francesco Gabbani, fresco vincitore del Festival di Sanremo con la sua Occidentali’s Karma che è da molti indicato come favorito. Ma quanto costerebbe al nostro Paese organizzare un evento del genere?  Intanto, Eurovision è una coproduzione: tutti i Paesi partecipanti contribuiscono ai costi di produzione, assieme a istituzioni nazionali, locali e sponsor internazionali.

Non tutte le nazioni annunciano l’ammontare della quota di partecipazione versata all’Ebu, la European Broadcasting Union, l’Unione europea di radiodiffusione di cui fa parte la Rai. Il contributo varia a seconda di fattori come la grandezza del Paese o i dati d’ascolto raggiunti nell’anno precedente. A spendere di più sono le “Big 5” (Italia, Germania, Spagna, Francia, Gran Bretagna), nazioni che peraltro non sono costrette a passare il primo turno delle due semifinali (quest’anno 18 per sera, di cui 10 passano in finale) ma vanno direttamente alla finale, insieme al Paese ospitante (quest’anno è l'Ucraina, che trasmette l’evento dall’International Exhibition Centre).

La Spagna nel 2015 rivelò di aver speso 356mila euro e la Germania 363mila. Il record assoluto di spesa spetta all’Azerbaigian, che nel 2012 spese 48 milioni di euro, costruendo però appositamente per l’evento un palazzetto: la Baku Crystal Hall. Non è decisamente necessario arrivare a tanto. Già l’anno dopo, la Svezia con l’edizione di Malmö spese poco più di un quarto della cifra: 13 milioni e mezzo di euro (e si limitò a sfruttare l’Arena cittadina).

La Svezia ha rivinto due anni fa e ha organizzato la manifestazione l’anno scorso a Stoccolma: non ha reso noto il budget finale, ma ha annunciato di aver limato ancora le spese. Interessanti, invece, i dati forniti dalla città sui ricavi da indotto turistico (37 milioni di euro, con 38mila visitatori, di cui 28mila stranieri) e la visibilità sui media (calcolata con una ricaduta pubblicitaria pari a 10,6 milioni di euro, grazie a 200mila post e articoli che hanno raggiunto mezzo miliardo di persone). 

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