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L’edilizia italiana scende in sciopero contro la crisi infinita

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L’edilizia italiana scende in sciopero contro la crisi infinita

Le piazze di Roma, Bologna, Bari, Cagliari e Palermo oggi saranno riempite dalle bandiere di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil con il loro seguito di lavoratori dell’edilizia che chiedono al Governo attenzione. Attenzione perché come denunciano i segretari generali delle tre organizzazioni Alessandro Genovesi (Fillea), Franco Turri (Filca) e Vito Panzarella (Feneal) il settore attraversa una crisi senza precedenti: se guardiamo ai numeri del gennaio del 2017 e li confrontiamo con quelli del gennaio del 2008 c’è stato un calo del 45% dei lavoratori, un calo del 50% della massa salari, un calo del 58% delle ore lavorate, un calo del 44% delle imprese rispetto al gennaio del 2008. In questo contesto molto difficile si innestano i tre temi che sono al centro della manifestazione e cioè le pensioni, il lavoro e i contratti.

Partiamo dalle pensioni. Come spiegano i tre sindacalisti l’Ape agevolata rappresenta un passo avanti sul versante pensionistico. Però, per come è concepita oggi la normativa, gli operai edili over 60 che potranno accedervi rischiano di essere pochissimi. Perché? A caratterizzare il lavoro nell’edilizia è il fattore discontinuità e proprio per questo «36 anni di contributi di cui gli ultimi 6 continuativi sono requisiti eccessivi». E anche «la proposta di modificare i 6 anni in almeno 6 sugli ultimi 7», non risolve il problema perché, secondo la stima dei sindacati sono oltre 23mila gli operai edili over 60 che sono ancora sulle impalcature e hanno una media di 15 settimane di non lavoro l’anno.

La necessità di tenere conto delle condizioni particolari del settore viene sottolineata anche dall’Ance. Il presidente Gabriele Buia condivide «la posizione del sindacato sul fatto che nell’edilizia mandare operai di 60 anni sui ponteggi è rischioso, pericoloso. Poi se andiamo a vedere le statistiche degli infortuni, in questa fascia di età i dati sono peggiori». Le imprese, dal canto loro, un contributo importante lo hanno già portato a partire proprio dal contratto collettivo nazionale di lavoro che nei rinnovi passati ha visto l’istituzione di «un fondo per i prepensionamenti che attualmente è in essere presso il sistema bilaterale. Su questa linea stiamo proseguendo perché riteniamo che sia doveroso uno sforzo del settore su questa tematica. Auspichiamo però che ci sia anche una risposta del legislatore, perché le imprese non possono provvedere da sole».

Venendo all’altro grande tema della manifestazione, il contratto, Genovesi, Turri e Panzarella chiedono alle controparti «di fare un salto di qualità per accettare fino in fondo la sfida della qualità, della valorizzazione dell’occupazione stabile e del riconoscimento delle professionalità vecchie e nuove». Buia, afferma che «sul contratto si è intrapresa una strada di condivisione sui temi che noi riteniamo strategici, come per esempio il welfare di settore. C’è la volontà di condividere con il sindacato i problemi emersi nel mondo delle costruzioni e l’auspicio è che i prossimi incontri possano portare una concretezza maggiore».

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