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Dal tessile alla chimica, la Tunisia lancia quattro tecnopoli

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Dal tessile alla chimica, la Tunisia lancia quattro tecnopoli

(Agf)
(Agf)

Quattro tecnopoli per rilanciare l’economia e l’occupazione della Tunisia e per attirare gli investimenti esteri. Uno a Biserta, a 45 minuti di macchina dalla capitale, dedicato all’agroalimentare; uno a Monastir, focalizzato sulle partnership pubblico-private del settore tessile; il terzo a Gabes, concentrato sulla chimica e sull’ambiente; l’ultimo, quello di Sousse, per il comparto della meccatronica.

La Tunisia ha presentato per la prima volta in Italia i suoi “poli per la competitività” la settimana scorsa, nel corso di una conferenza internazionale organizzata da Confindustria Assafrica in collaborazione con il ministero dell’Industria tunisino e la direzione Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri italiano. L’incontro ha rappresentato il follow up della visita in Italia del presidente tunisino Beji Caid Essebsi lo scorso 9 febbraio.

Sia i quattro poli che i quattro settori su cui sono focalizzati fanno parte del piano strategico “Tunisia 2020”, che il governo ha presentato lo scorso novembre e che prevede un ambizioso pacchetto di progetti infrastrutturali e di investimenti pubblici e privati per un totale di 60 miliardi di dollari in cinque anni. Concepiti dalle autorità tunisine come veri e propri distretti industriali, i tecnopoli offrono alle imprese spazi di insediamento e servizi di accompagnamento al business.

A credere nel loro sviluppo c’è anche la Cooperazione italiana, che sostiene i poli di competitività tunisini con un finanziamento all’Unido di 300mila euro per il polo tessile e quello agroalimentare, e con un programma di cooperazione tecnica per il settore privato di 3 milioni di euro di cui una parte è stata assegnata all’Environment Park di Torino, in partenariato con altri soggetti italiani. L’Italia, insomma, supporta i tecnopoli sia attraverso fondi diretti, sia mettendo a disposizione le competenze italiane nella gestione dei centri di innovazione: e capofila di questa attività di consulenza è appunto l’Environment Park di Torino, un parco scientifico e tecnologico che aiuta le Pmi su tutti i settori innovativi, in particolare per le attività legate all’ambiente. Dal 2018 i quattro poli dovrebbero anche partecipare a fiere e incontri di settore in Italia per la promozione dei loro spazi e servizi.

Per l’Italia e la Tunisia i distretti tecnologici rappresentano un’ulteriore occasione per sviluppare nuovi partenariati industriali. Oggi il nostro Paese è il secondo partner economico della Tunisia (dopo la Francia) e sul suo territorio sono presenti più di 800 imprese italiane. «Le potenzialità di sviluppo per le imprese italiane non si limitano alla Tunisia - osserva il presidente di Confindustria Assafrica, Giovanni Ottati -. Il Paese, infatti, rappresenta una piattaforma da cui espandere il raggio d’azione: grazie al corridoio tunisino, per esempio, per l’Italia si aprono possibilità sul mercato libico e su quello algerino».

«La Tunisia è per noi un partner strategico - ribadisce Pietro Sebastiani, direttore generale Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri - e lo sviluppo del suo settore privato è una delle nostre priorità anche per il futuro, come indicato nel Memorandum che regola le attività di cooperazione allo sviluppo tra Italia e Tunisia firmato a Roma lo scorso febbraio. Esempi del nostro impegno sono la creazione di microimprese nei governatorati di Médenine e Tataouine, il progetto realizzato dall’Unido per promuovere l’imprenditoria nelle regioni più fragili del Paese e il Programma di cooperazione tecnica nel settore privato. Un ulteriore strumento è il credito d’aiuto, grazie al quale abbiamo finanziato programmi per circa 230 milioni di euro».

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