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È morto Mario Veronesi, «padre» del distretto biomedicale di…

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LUTTO

È morto Mario Veronesi, «padre» del distretto biomedicale di Mirandola

È morto ieri sera a 85 anni il «padre fondatore» del distretto di Mirandola, nel Modenese, Mario Veronesi, da cinque anni costretto a sottoporsi a dialisi, la terapia per l’insufficienza renale che egli stesso portò in Europa nel 1962. In quell’anno diede vita nel garage di casa a Miraset, azienda di tubicini in plastica, capostipite di quello che sarebbe diventato il più importante polo europeo dei dispositivi monouso, con un centinaio di aziende, 5mila occupati e un miliardo di giro d’affari.

Dopo Miraset creò il primo rene artificiale con Sterilplast, i sistemi di dialisi con Dasco e poi Bellco, gli ossigenatori con Dideco, i disposable per anestesia con Darex, tutti brand rilevati dalle più grandi multinazionali del pharma,da Sandoz a Mallinckrodt e Pfizer.

Figlio del medico Renzo Veronesi e di Lara Grilli, casalinga, Veronesi si laureò in farmacia e iniziò la carriera come farmacista comprando una farmacia di fronte a casa a Mirandola, area nord di Modena, la culla della biomedical valley italiana. La casa dove ha sempre vissuto con la moglie e poi i figli e oggi i nipoti e dove trentenne improvvisò la prima fabbrica di reni artificiali, Miraset. «Ho un solo rimpianto - dichiarò in una delle sue ultime interviste - non aver parlato bene l’inglese, ma so di aver dato una seconda vita a chi soffriva di insufficienza renale acuta e che prima della dialisi era destinata a morire».

Mirandolese fino all’ultimo respiro, non si è mai allontanato per più di 21 giorni dalla sua patria e dalla sua casa, «qui mi vogliono bene tutti perché sono riuscito a cambiare il destino di questa terra da agricolo a industriale. E qui ho sempre trovato la miglior manodopera al mondo», raccontava poche settimane fa. E l’affetto attorno a lui rende la sua morte una grande lutto per il territorio e per tutto il Paese, perché Veronesi era un imprenditore davvero anomalo e geniale, l’antitesi del padre-padrone: «Non ho mai avuto più del 25% del capitale delle mie aziende, il resto era dei miei collaboratori, chi obbedisce non è creativo. Siamo gente unica al mondo per la capacità di inventare prodotti e di fare ricerca, manon siamo bravi a gestire il mercato». Per questo Veronesi ha venduto tutte le sue aziende a multinazionali, quando è stata l’ora di far compiere loro il salto dimensionale sui mercati mondiali.

Veronesi, proprio per l’amaro destino di doversi sottoporre egli stesso a dialisi, stava lavorando ora allo sviluppo della dialisi domestica, mai sazio di lavorare, anche se negli ultimi anni vedeva pochissimo e non camminava quasi più.

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