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L’industria di Forlì-Cesena cresce e cerca il dialogo con la…

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ASSEMBLEE

L’industria di Forlì-Cesena cresce e cerca il dialogo con la Romagna

L’economia locale ha cominciato a risalire la china - seppur con incrementi da prefisso telefonico - già dal quarto trimestre 2014 e ora la ripresa si sta consolidando. «E la salute del territorio si riflette in quella della nostra piccola associazione (400 aziende, 26mila addetti, ndr) che continua a guardare con interesse a una unica e unita Confindustria Romagna, con Rimini e Ravenna, come dal progetto firmato a Castrocaro nel 2014. È sempre lì che vogliamo adare, puntando a una associazione concreta e ben fatta, orientata alla riduzione delle quote associative, per fare di più con minori costi». Il presidente di Confindustria Forlì-Cesena, Italo Carfagnini, inizia la sua relazione all’assemblea generale 2017 al Grand Hotel da Vinci a Cesenatico afferrando la maniglia della porta lasciata aperta lo dai colleghi di Rimini e Ravenna, già uniti in un’unica rappresentanza da un anno.

Confindustria Romagna, nell’assise dello scorso 14 giugno a Milano Marittima - 10 chilometri a nord di Cesenatico, quasi a rimarcare le distanze infinitesimali, nei mercati globali, che separano i campanili romagnoli - aveva infatti di nuovo teso la mano ai forlivesi, con cui si era avviato nel 2014 a Castrocaro il processo di aggregazione. Salvo poi spaccarsi su questioni non solo di servizi e quote associative ma anche infrastrutturali, come è successo nei giorni scorsi a proposito del rilancio dell’aeroporto di Forlì, chiuso da tre anni dopo un vano tentativo di privatizzazione.

Ma la fusione in Confindustria Romagna «è l’unica strada per essere ascoltati a Roma e per ritrovare la leadership, ripartiamo da zero nel dialogo con Rimini e Ravenna», rimarca Nerio Alessandri, fondatore e presidente della cesenate Technogym, che invita gli industriali riuniti a Cesenatico a ritrovare l’orgoglio di essere romagnoli. E Sonia Bonfiglioli , che a Forlì ha lo stabilimento più grande dell’omonimo gruppo bolognese di motoriduttori (di cui è presidente) riallaccia l’asse anche con l’Emilia e mette in cima alle priorità la circolazione lungo tutta la via che lega Piacenza all’Adriatico la linfa vitale della conoscenza , «perché la rivoluzione 4.0 parte dal capitale umano, non dalle tecnologie digitali, e sono competenze che servono alle imprese, non campanilismi e divisioni».

L’economia provinciale
I primi mesi dell’anno hanno registrato un lieve calo (-0,7%) delle imprese attive sul territorio forlivese e cesenate, oggi 37.240 ma un aumento delle attività manifatturiere, con produzione in aumento del 4,4%, fatturato su del 9,3%, ordini interni cresciuti del + 2,9%, quelli esteri del +2,7% e occupazione del 3,2 per cento. Numeri - fotografati dall’Osservatorio provinciale camerale - trainati sul mercato interno da alimentare, prodotti in metallo e legno, mentre oltreconfine è la meccanica a farla da padrone. Migliora anche il mercato del lavoro, con un tasso di occupazione provinciale del 68,3%, in linea con il dato regionale e migliore di quello nazionale e un indice di disoccupazione al 7,5%, superiore al dato regionale, ma decisamente migliore di quello nazionale. E per il 2017 il centro studi della Cdc prevede un incremento del valore aggiunto in provincia dell’1,2%.

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