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Migliorano i pagamenti tra le imprese

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Migliorano i pagamenti tra le imprese

Trimestre dopo trimestre la puntualità nei pagamenti tra le imprese migliora, mentre calano i casi di grave ritardo. Tra gennaio e marzo per ricevere il saldo di una fattura sono serviti in media 72,6 giorni rispetto ai quasi 75 dello stesso periodo dell’anno scorso. I tempi concordati sono in linea con quelli del 2016 e a diminuire sono i giorni di ritardo, che si attestano al valore minimo degli ultimi cinque anni: la media è di due settimane contro i 21 giorni del 2013. A livello nazionale si registra un miglioramento generalizzato delle abitudini di pagamento, ma nel Mezzogiorno i ritardi superano ancora le tre settimane.

Nel Centro si va di poco oltre i 18 giorni contro i 12,4 del Nord-Ovest, mentre la macroarea più rapida nei pagamenti e con minori ritardi è il Nord-Est.

È quanto rivela l’ultima edizione dell’Osservatorio «Protesti e pagamenti delle imprese» che analizza Payline, il database Cerved che dal 2012 raccoglie le esperienze di pagamento di oltre tre milioni di imprese italiane. Si confermano così i segnali di una ripresa economica che in Italia si deve ancora consolidare. I dati evidenziano come i termini concordati rispettano le indicazioni della Direttiva 2011/7/Ue, mentre i giorni di ritardo calano molto lentamente.

«Il miglioramento della congiuntura e il consolidamento dalla situazione finanziaria delle imprese sono fattori che consentono tempi più brevi nei pagamenti e una maggiore puntualità - commenta Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved -. Le imprese hanno anche adattato ai tempi le modalità di concessione del credito con maggiore cautela verso quei clienti che possono essere percepiti come cattivi pagatori».

Dall’Osservatorio emerge come la quota di aziende puntuali si avvicini al 47% (un punto percentuale in più rispetto al 2016), mentre i ritardi arretrano di qualche decimo di punto. «Il cambio di passo è avvenuto quattro anni fa con l’entrata in vigore dell’articolo 62 del decreto liberalizzazioni, che ha portato a una normalizzazione dei tempi di pagamento dei clienti - sottolinea Stefano Sacchi, amministratore delegato della A&D, gruppo alimentare e dietetico con circa 35 milioni di ricavi 2016 a cui fa capo il marchio Matt -. Nell’ultimo anno, invece, non abbiamo notato variazioni significative sui tempi d’incasso delle fatture».

È il dinamismo del comparto industriale a far da traino all’intero sistema. Qui il saldo arriva in quasi 76 giorni (-2,7 sul 2016) con una limatura dei giorni di ritardo a una media poco sopra i 10 giorni contro i 12 dell’anno precedente. I cali più sensibili arrivano dalle imprese legate ai prodotti intermedi, che migliorano di una settimana, e della metallurgia (-5 giorni), mentre aumentano la chimica (+0,4 giorni) e l’automotive (+2,8 giorni). Maglia nera si confermano le costruzioni con una media di 85 giorni (erano 87 del 2016), di cui 17,5 di ritardo, mentre nel comparto dei servizi i giorni concordati sono 53, a cui vanno sommati altri 16 giorni di ritardo.

«In tutti i casi - segnala Nespolo - i tempi medi restano ben lontani da quelli che si registrano in Spagna e in Francia, tra 40 e 50 giorni, per non parlare della Germania, dove si attendono solo tre settimane».

Un problema non da poco, considerando che in Italia lo stock di crediti commerciali è pari a 535 miliardi e ogni anno i mancati pagamenti ammontano a circa 80-90 miliardi. «Le più colpite – aggiunge Nespolo - sono le imprese meno strutturate e prive di credit manager. Con la Credit Suite abbiamo creato uno strumento semplice e intuitivo, che permette anche a chi non è uno specialista del credito di tenere sotto controllo il proprio portafoglio crediti».

Per quanto riguarda il trend per i prossimi mesi Nespolo si dichiara ottimista: «Ci aspettiamo un graduale miglioramento, spinto da un’economia che sta ripartendo. In alcuni settori, come le costruzioni, dopo le tensioni sul fronte del credito e l’accorciamento delle scadenze concesse ai clienti ora i termini concordati potrebbero tornare ad allungarsi».

In calo a due cifre i protesti bancari: nel primo trimestre le aziende protestate sono state circa 9.600 con una flessione del 15% sul primo quarto dello scorso anno e meno della metà rispetto al picco raggiunto nel 2013, quando ci si avvicinò a quota 23mila. È il minimo storico secondo i dati Cerved e questo risultato è stato anche raggiunto grazie al minore ricorso, come evidenziano i dati Bankitalia, degli assegni, oltre alle migliori condizioni finanziarie delle imprese. Sul territorio la regione con la quota maggiore di ditte protestate è la Calabria (0,8% del totale) contro lo 0,6% di media del Mezzogiorno. La media nazionale è dello 0,4% con un 0,2% nel Nord-Est e uno 0,3% nel Nord-Ovest.

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