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Il tessile di Biella alla sfida per cambiare il modello di fabbrica

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la questione industriale

Il tessile di Biella alla sfida per cambiare il modello di fabbrica

Imagoeconomica
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Nel 2016 le esportazioni di tessile e abbigliamento del distretto biellese hanno toccato il massimo storico (oltre 1,3 miliardi di euro) almeno dal 1995, da quando, cioè, l’Istat incrocia i dati dei settori produttivi con il dettaglio dei territori. In compenso il numero di imprese attive del comparto ha toccato il minimo storico, sotto quota 700. Sembrano passati anni luce da quando, nel 2006, il tessuto produttivo scese sotto la soglia psicologica delle mille unità.

La dicotomia espressa dai numeri dice due cose: che nonostante l’erosione di imprese e addetti (ancora sul finire dell’altro secolo le aziende erano circa 2mila e gli occupati 30mila) la capacità di rigenerarsi e competere a livello internazionale non è venuta meno. Che il settore, e in particolare il distretto, devono accelerare la metamorfosi tecnologica, anche sui processi produttivi. Su questo tema e sull’incrocio di filatoi, tessiture, carderie, tintorie con l’Internet of things (Iot), l’automazione e i flussi di lavoro accelerati si è incentrato il 25° Textile innovation day, organizzato a Biella dal Polo di innovazione tessile Po.in.tex, in collaborazione con Digital innovation hub, Confindustria Piemonte e Unione industriale biellese (Uib). L’evento si è svolto a Città Studi, che è ente gestore del Polo di innovazione tessile di Biella.

IL CONFRONTO
L’andamento del tessile-abbigliamento nel Biellese

«La sfida è sull’innovazione di processo» spiega Marco Bardelle, presidente del Comitato di gestione di Po.in.tex. «Il distretto ha saputo spingere sempre più avanti l’innovazione di prodotto, con ricadute oltre il settore abbigliamento-moda, nel medicale e nell’aerospaziale; ma sui processi produttivi, l’ingresso dell’Iot e di nuove figure professionali c’è un gap elevato rispetto ad altri settori».

La rivoluzione in atto, innescata dal Piano nazionale Industria 4.0 chiede alle aziende quasi un salto “culturale” secondo Ermanno Rondi, vicepresidente degli industriali di Biella con delega all’Innovazione e all’education: «L’innovazione tecnologica c’è indubbiamente stata ed è ancora in atto, ma più sul fronte dei macchinari che sui flussi di lavorazione». La meccanica, in questo senso, rappresenta un benchmark e uno stimolo: «Nella meccanica – sottolinea Rondi – i tempi di attraversamento, vale a dire dall’ingresso della materia prima alla consegna del prodotto al cliente, sono scesi da 30 giorni a 3-5 giorni. Nel tessile siamo passati da 90 a 60 giorni».

La partita è complicata «ma il tessile-abbigliamento ha le carte in regola per vincerla» assicura Francesco Mosca, responsabile dell’area Competitività e innovazione di Confindustria Piemonte. «Il settore è indubbiamente sotto pressione per la concorrenza estera, in particolare asiatica, ma il meccanotessile in particolare è intriso di quella tecnologia e innovazione che stanno dietro ai prodotti di alta gamma». La spinta ulteriore per cambiare quello che Rondi definisce «il modo di pensare l’impresa» potrà arrivare da Industria 4.0 «che è in grado di garantire enormi vantaggi al settore – sostiene Mosca – anche sul fronte del controllo di gestione, della qualità, sulla logistica e l’accelerazione dei processi. Far incontrare aziende, associazioni di categoria e casi di successo come accade a Biella è un passo decisivo in questo senso».

Ci sono aziende che si stanno muovendo su questo fronte, spiega Bardelle, da Reda a Barberis Canonico a Marchi e Fildi (per citarne alcune) fino alla sua Tintoria e Finissaggio 2000. «La connessione dei macchinari, il controllo in tempo reale delle lavorazioni, l’intervento tempestivo consentono maggiore efficienza, meno scarti, più redditività e più sostenibilità» dice Marco Bardelle.

Per attuare il passaggio culturale, però, al tessile serve anche una “contaminazione generazionale” e di competenze. «Occorrono più camici bianchi accanto ai tradizionali “attaccafili” (la definizione che identificava un tempo gli operai addetti al controllo di telai e filatoi, ndr)» sostiene Bardelle. Al tessile, però, fa difetto l’appeal nei confronti dei giovani: il corso di ingegneria tessile che era stato attivato aveva pochi studenti. «Ha lasciato il posto a ingegneria meccanica a indirizzo tessile» puntualizza Ermanno Rondi. Il problema è che nell’immaginario dei giovani il tessile è legato più a fabbriche che chiudono che all’innovazione. «Lavoriamo per cambiare questa visione - dice il vicepresidente Uib – anche per evitare di non avere un adeguato ricambio generazionale: il fabbisogno sarà di almeno 2.500 figure altamente specializzate nei prossimi 3-5 anni».

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