Economia

Dossier Agenzie interinali, crescita continua

  • Abbonati
  • Accedi
    Dossier | N. 31 articoliFocus - Il nuovo lavoro

    Agenzie interinali, crescita continua

    Era il 1997 quando una legge dello stato, la 196/1997, detta anche legge Treu dal nome di Tiziano Treu, all’epoca ministro del Lavoro, introdusse il lavoro interinale in Italia. Nel 2003 - ministro del Welfare Roberto Maroni - con la legge Biagi, che riformò ancora una volta il mercato del lavoro, il lavoro interinale divenne la somministrazione di lavoro con la liberalizzazione tramite agenzia privata, il passaggio dalle causali al causalone, l’introduzione dello staff leasing, l’eliminazione dei divieti per le qualifiche di basso contenuto professionale e dell’oggetto sociale esclusivo per le agenzie per il lavoro (Apl).

    Sono passati vent’anni, il tempo dei bilanci è ormai maturo per un settore che fa parte in maniera strutturale del mercato del lavoro e ha dati che fanno sentire il loro peso, seppur più leggero che in altri paesi. Il presidente di Assolavoro, Stefano Scabbio, racconta che «da quando con il cosiddetto pacchetto Treu le Agenzie per il Lavoro hanno cominciato ad operare in Italia il contributo del settore alla qualificazione del lavoro e all’inclusione è stato crescente e rappresenta oggi un elemento strutturale su cui puntare sempre più nel futuro».

    In Italia oggi l’incidenza dei lavoratori in somministrazione rispetto agli occupati dipendenti è del 2,2% ed è in costante crescita. Nel 2014 la percentuale era l’1,8%. Certamente non parliamo di crescita esponenziale, ma se si legge il dato tenendo conto della crisi che ha attraversato il paese e dell’andamento dell’occupazione, è molto positivo. «I dati dimostrano che, nonostante percorsi normativi spesso accidentati, non lineari, le Agenzie per il Lavoro in questi venti anni hanno saputo affermarsi come partner strategici delle imprese e contemporaneamente come garanzia per una occupazione di qualità», spiega Scabbio.

    Qualche altro numero aiuta a capire meglio. In questi 20 anni sono stati 8 milioni i lavoratori che hanno superato il tornello del mondo del lavoro con il badge di un’Apl. Nel 2016 i lavoratori impiegati dalle Apl sono stati mediamente 378mila al mese con una crescita del 9% rispetto al 2015. È, quello del 2016, il valore più alto dall’introduzione della somministrazione in Italia ad oggi. Il picco storico è arrivato nell’aprile di quest’anno con 442.350 occupati in somministrazione, gestiti dalle oltre 80 Apl di tipo generalista, autorizzate dal ministero del Lavoro che hanno aperto in Italia oltre 2mila sportelli. «I dati sono positivi, il mercato è in crescita e questo è il termometro del consolidamento di una ripresa che però rimane ancora a macchia di leopardo», osserva Scabbio.

    Oggi la somministrazione viene vista come una forma di flexicurity, considerato anche che sfiora il 10% la quota di lavoratori con contratto di somministrazione a tempo indeterminato. Nel gennaio di quest’anno è stato raggiunto il picco con 43.940 addetti. Se andiamo poi a vedere l’incidenza dei somministrati sugli occupati dipendenti con contratto a termine si scopre che l’incidenza è del 15,6%, tenendo conto della media annua su base mensile del 2016. «La somministrazione, infatti, è universalmente riconosciuta come la forma migliore di flessibilità. Senza contare che le Agenzie per il Lavoro, grazie alla capacità di intercettare tempestivamente la domanda di figure professionali e mettendo a frutto un sistema formativo esemplare in Europa, stanno continuando ad assumere progressivamente anche a tempo indeterminato», osserva Scabbio.

    A proposito di formazione, questo strumento viene considerato oggi un vero e proprio ammortizzatore e risulta il fulcro delle politiche attive in cui sono state coinvolte anche le Apl. A metà marzo è partita la prima grande sperimentazione per la ricollocazione avviata dall’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro) in cui verranno coinvolte oltre 30mila persone. Assolavoro ha considerato positiva la scelta di legare la premialità al risultato e la diversificazione degli assegni in funzione del grado di occupabilità del soggetto. Mancano però ancora alcuni dettagli come la piena condivisione dei dati tra centri per l’impiego e operatori privati, oltre all’opportunità di istituire un osservatorio di monitoriaggio.

    Le sfide per il futuro sono molteplici ma ce n’è una che più delle altre potrebbe dare un contributo al tema occupazionale. Ancora una volta si deve parlare di formazione e di dialogo tra gli attori interessati, incluse le istituzioni scolastiche e quelle locali, per poter risolvere il mismatch ancora molto forte tra domanda e offerta di lavoro. Come emerge anche dal recente Employment Outlook dell’Ocse, ricorda Scabbio «in particolare, se la creazione dell’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal) rappresenta un passo avanti significativo, ora la sfida principale è riuscire a coordinare efficacemente le Regioni e assicurare standard minimi comuni».

    Le agenzie offrono molti servizi integrati che vanno dalla ricerca del personale alla selezione, dalla formazione, alla somministrazione, all’outplacement e sono molto attive nella formazione finalizzata. Un punto di forza, «tanto più se, come emerge da un recente rapporto della McKinsey, circa il 40% della disoccupazione giovanile, è dovuta alla distanza tra i profili richiesti dalle imprese e le competenze “teoriche” dei giovani», interpreta Scabbio. Soprattutto oggi che «l’automazione e la progressiva digitalizzazione cambiano processi, tempi e modalità di lavorare - continua il presidente di Assolavoro -. Vince chi è capace di impiegare al meglio, nei tempi dovuti, i talenti giusti per ogni posizione lavorativa. E riesce ad aggiornare quelle competenze costantemente. Su questo il contributo delle Agenzie per il Lavoro è evidente a imprese, lavoratori e loro rappresentanti. Ora ancor più grazie al ruolo di “ponte” essenziale che svolgiamo tra scuola e imprese per favorire i percorsi di alternanza scuola lavoro e per la ricollocazione, rispetto alla quale contiamo su una accelerazione». Questi strumenti non bastano in assenza di progetti molto concreti. Oggi è dirimente «l’aspetto delle metacompetenze: il lavoro in azienda è sempre più orizzontale e per progetti, le persone lavorano sempre più insieme, in team, e per obiettivi. La scuola ancora non prepara a questo e serve uno sforzo per far sì che i programmi di alternanza abbiano una forte progettualità per aiutare i giovani ad entrare nel mercato del lavoro».

    © Riproduzione riservata