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Doppio successo per GlassUp: battuto Google sull’uso del marchio

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INNOVAZIONE

Doppio successo per GlassUp: battuto Google sull’uso del marchio

«Quanti? Per adesso 18, ma l’anno prossimo saranno almeno mille». Nelle previsioni di vendita Francesco Giartosio è ottimista, e con qualche ragione. Per la start-up che ha fondato cinque anni fa, GlassUp, il 2017 pare in effetti rappresentare il punto di svolta. In termini di business, anzitutto, con gli occhiali “smart” sviluppati dall’azienda modenese approdati sul mercato, con i primi clienti impegnati da qualche settimana nel test degli apparati.

«Inizialmente pensavamo al segmento consumer - spiega l’imprenditore - ma poi abbiamo visto una domanda interessante in arrivo dalle aziende. Da un paio di mesi siamo sul mercato e abbiamo già alcune esperienze nell’area dell’automotive e delle macchine utensili, con le aziende che attraverso i nostri apparati sono in grado di gestire per via remota la manutenzione dei macchinari, collegandosi in tempo reale ad esempio con un impianto installato in Cina. Si tratta di una vendita che non riguarda solo l’hardware ma anche il software, che i clienti ci chiedono di sviluppare».

Un mercato, quello della realtà aumentata, in fortissima crescita, che beneficia anche della spinta dell’iperammortamento, e che per GlassUp vede ora la strada in discesa anche in termini di brand. «Google ci aveva chiesto di chiudere il sito e cambiare il marchio - spiega Giartosio - ma dopo anni di battaglia l’Ufficio italiano Brevetti e Marchi ci ha dato ragione. Credo che ora presenteremo la stessa tesi anche in chiave europea».

Da Bruxelles, per la verità, note liete di altra natura si sono già concretizzate, con la vittoria di GlassUp nell’ultima call della fase due dei fondi Horizon 2020, successo che porta nelle casse dell’azienda un milione di euro a fondo perduto. Risorse che serviranno a sviluppare un occhiale ad alta tecnologia per l’attività sportiva, in particolare nel ciclismo. «Accanto alla montatura e al sistema ottico - spiega - svilupperemo un software dedicato per fornire sullo schermo informazioni in tempo reale: tra cui dati di performance, navigatore satellitare, avvisi di chiamata e altre notifiche. Per ora continuiamo a puntare sul sistema a ologramma che abbiamo sviluppato, anche se i fondi ci consentiranno di fare ricerca ulteriore».

Il percorso di crescita prosegue così senza intoppi e le proiezioni di mercato vedono una crescita esponenziale degli occhiali venduti, che per il solo settore industriale dovrebbero arrivare nel 2018 ad un migliaio di unità, per un fatturato nell’ordine dei due milioni di euro.

«Andremo avanti come abbiamo fatto nell’ultimo periodo - aggiunge Artosio - cioè assumendo una nuova persona ogni mese: oggi siamo 15, credo che alla fine dell’anno saremo una ventina, l’anno prossimo 30».

Nei progetti futuri dell’azienda c’è la ricerca di partnership industriali o finanziarie per accelerare il percorso di sviluppo, che proseguirà internalizzando progressivamente attività produttive al momento delegate a fornitori esterni. «Cerchiamo sviluppatori software e progettisti elettronici - spiega - ma al crescere della produzione dovremo inserire anche altre figure, ad esempio nel controllo di qualità. In generale, da start-up che vive di bandi vogliamo trasformarci in azienda in grado di stare sul mercato con le proprie gambe: se tutto va secondo le stime nei prossimi mesi ce la faremo».

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