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L’Emilia Romagna vuol far decollare la filiera dell’aerospazio

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distretto diffuso

L’Emilia Romagna vuol far decollare la filiera dell’aerospazio

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Manca un big player (come Leonardo-Alenia in Campania) a fare da capofila e l’attuale struttura imprenditoriale (un’ottantina di imprese per 4.500 dipendenti e 850 milioni di euro di fatturato) sconta nanismo e forte frammentazione. Ma gli ingredienti per far decollare anche in Emilia-Romagna un distretto aerospaziale in grado di ritagliarsi un ruolo strategico in Europa ci sono tutti. A partire dal nuovo tecnopolo forlivese di Meldola-Predappio, dotato di un’infrastruttura unica al mondo per testare l’attrito dell’aria sui velivoli (il laboratorio Ciclope) e presto sede di una International Academy sulle tecnologie aerospaziali.

Fino alle competenze uniche sia progettuali sia costruttive in tema di materiali compositi, lavorazioni meccaniche e motori – legate alla leadership emiliana nell’automotive e nel racing – che già oggi richiamano commesse e attenzioni dei colossi globali dell’avionica.

Nasce così il progetto della Regione Emilia-Romagna battezzato “Fly.ER” (una nuova “value chain” dedicata ad aeronautica e aerospazio all’interno del Clust-ER meccatronica e motoristica) per mettere a sistema quanto già esiste tra atenei, imprese e centri di ricerca e consolidare una nuova partnership strategica territoriale con l’obiettivo di giocare un ruolo di maggior prestigio in ambito nazionale e comunitario, spingendo innovazione e competitività della filiera regionale. Occorre infatti fare squadra per ambire agli ingenti finanziamenti messi in pista dall’Europa per il settore aerospace con Horizon 2020 ( 1.425 milioni di euro) e anche per farsi notare in un mercato globale destinato a raddoppiare il numero di velivoli nei cieli nei prossimi vent’anni, ma dove a muovere i fili sono giganti come Airbus o Boeing.

«Il settore dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza è strategico per l’economia del nostro Paese, non a caso è una delle cinque aree tematiche della strategia nazionale di specializzazione intelligente: vale 15 miliardi di ricavi (di cui oltre il 60% militare) e più di 40mila posti di lavoro diretti. Il suo sviluppo apre spazi importanti di business e di occupazione anche lungo la via Emilia, ma dobbiamo saperli cogliere, le potenzialità ci sono», spiega il professor Fabio Fava, delegato dell’Università di Bologna per la Ricerca industriale e l’innovazione. Il Miur ha appena pubblicato il più grosso bando (oltre 50 milioni di euro) mai uscito a sostegno della ricerca nell’aerospaziale, primo comparto manifatturiero per sistemi integrati ad alta tecnologia.

Forlì è oggi un polo gravitazionale importante nel panorama della ricerca pubblica nazionale sia per formazione sia per innovazione nell’aerospaziale e la Regione ha recentemente investito 10 milioni di euro tra attrezzature e programmi di ricerca (oggi nel tecnopolo lavorano oltre 50 ricercatori). Qui operano strutture tecnologiche d’avanguardia come l’istituto superiore tecnico aeronautico Itaer; la scuola per controllori di volo “Enav Academy”; la sezione di Ingegneria Meccanica e aerospaziale dell’Alma Mater; e il nuovo tunnel del vento da 120 metri nella ex fabbrica Caproni di Predappio, una piattaforma sperimentale unica in Europa per lo studio delle turbolenze. C’è pure un aeroporto come il Ridolfi (dotato di una delle piste più lunghe in Italia) in cerca di ruolo, dopo essere stato depennato dalla lista degli scali nazionali, inattivo da quasi cinque anni. E poi ci sono due cluster di imprese: IR4i e Anser.

IR4i è il primo distretto aerospaziale della regione, nato nel 2011 che oggi raggruppa 29 aziende (2mila addetti, mezzo miliardo di ricavi) ma ha portato fin qui a pochi risultati concreti. Anser (Aeronautics and space in Emilia-Romagna) è la nuova associazione di una decina di aziende, capitanata da Curti Spa, l’unica industria della regione pronta a debuttare sul mercato con un proprio prodotto finito: il primo elicottero made in Romagna, un biposto in fibra di carbonio, in concorrenza diretta con gli americani di Robinson. «Stiamo terminando il secondo esemplare, frutto della collaborazione con la filiera meccanica super-specializzata di Faenza, sviluppatasi attorno alla Toro Rosso. A fine anno contiamo di andare in produzione, riuscissimo a vendere anche solo 50 mezzi sarebbe un risultato stratosferico», commenta Alessandro Curti, ad del gruppo meccanico ravennate fondato dal padre, 105 milioni di fatturato di cui appena un 10% legato all’aerospace (era il doppio prima che Agusta spostasse la produzione di elicotteri in Polonia).

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