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In Lombarda ripartono i prestiti all’industria

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credito e industria

In Lombarda ripartono i prestiti all’industria

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Ancora male le costruzioni. Mentre per l’industria è arrivata l’attesa inversione di rotta. Anche se nel primo trimestre 2017 i prestiti alle imprese lombarde toccano il nuovo punto di minimo (230,2 miliardi, il 14,1% in meno dall'inizio della crisi), i dati settoriali indicano una svolta interessante, con la manifattura che dopo più di cinque anni in calo ritrova la crescita dei finanziamenti, in progresso tra gennaio e marzo dello 0,4%, il risultato migliore tra le principali regioni manifatturiere.

Ancora più robusto il rimbalzo dei servizi(+2,7%), ormai arrivati al quarto trimestre consecutivo in progresso, mentre resta fortemente negativo il settore delle costruzioni (-9,4%).

I PRESTITI ALLE IMPRESE
Impieghi lordi, la variazione rispetto al pre-crisi dati trimestrali, var. % 1° trim 2017/3° trim 2008. (Fonte: Assolombarda-Cerved)

L’osservatorio Assolombarda-Cerved sul credito e il rischio delle imprese, che mette a confronto la Lombardia con le principali regioni manifatturiere (Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto) evidenzia un quadro economico generale in miglioramento, con gli effetti della progressiva stabilizzazione del sistema riscontrabili anche osservando l’andamento delle sofferenze, area in cui i tassi di ingresso si riducono in modo sensibile. Se dal lato degli stock a marzo viene toccato in regione il nuovo record di 33,4 miliardi (sei volte il valore esistente nel 2008), in termini di flussi il panorama diventa decisamente più rassicurante: in sofferenza risulta infatti il 2,8% dei finanziamenti, percentuale in calo sia rispetto al trimestre precedente (3,0%) che nei confronti del corrispondente periodo del 2016 (3,3%).

A ridurre in modo sensibile la media è soprattutto la performance dell’industria, che vede un tasso di ingresso pari all’1,5%, in linea con quanto accadeva prima della crisi. Un andamento favorevole, spiega il presidente di Assolombarda-Confindustria Milano Monza e Brianza, che tuttavia non deve far dimenticare i problemi. «Sul fronte economico - afferma Carlo Bonomi - abbiamo registrato un'importante accelerazione della crescita lombarda nella produzione manifatturiera (+3,2% nel primo semestre 2017) e nel mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione sceso al 6,1%. In questo quadro positivo restano però importanti nodi strutturali da risolvere per consolidare il percorso di crescita dell'Italia e della Lombardia. E il credito, seppur in miglioramento, è uno dei punti su cui continuare a lavorare, allargando l'impegno anche a tutto il mondo della finanza d'impresa, così da farli diventare strumenti coerenti e a supporto della strategia complessiva di politica industriale del Paese».

La diminuzione dei nuovi crediti a rischio in regione è legata al migliorato stato di salute delle aziende, riscontrabile anche analizzando l’andamento dei fallimenti. Nei primi tre mesi in Lombardia le nuove procedure sono state 671, in calo del -9,4% rispetto al primo trimestre 2016. Una riduzione diffusa in tutti i settori, ma decisamente più robusta per industria e costruzioni, dove la frenata è rispettivamente del 24% e del 22,9%. Le imprese lombarde sopravvissute alla crisi continuano inoltre a rafforzarsi e ad evidenziare profili più robusti. Osservando il Cerved group score, indice che sintetizza la probabilità di default delle imprese, a marzo 2017 il tessuto produttivo lombardo risulta più solido rispetto all'anno precedente, con una quota di imprese in area di sicurezza o di solvibilità che sale al 59,1%, due punti oltre la situazione di marzo 2016, effetto di un saldo decisamente positivo nell’evoluzione dei rating: in upgrade per il 30,8% delle aziende, in discesa solo per il 23,1%.

«Gli investimenti effettuati dalle aziende lombarde anche negli anni più difficili della congiuntura economica - spiega l’amministratore delegato di Cerved Marco Nespolo - uniti alla propensione all'innovazione, hanno consentito al sistema regionale di confermarsi come uno dei territori più trainanti dell'intero Paese. Grazie a quanto fatto, le imprese dell’area mostrano oggi profili più solidi e possono diventare vere apripista per la ripresa economica».

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