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Un’impresa su due ha piani di welfare integrativo

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Un’impresa su due ha piani di welfare integrativo

(Agf)
(Agf)

Per ora la maggior parte degli operai continua a preferire denaro in busta paga, piuttosto che benefits. Ma la strada, dopo il rinnovo del contratto dei metalmeccanici dello scorso novembre, è tracciata: l’adozione di strumenti di welfare aziendale è sempre più ampia (l’ha scelta una impresa su due), un nuovo corso che sta facendo germinare nuove relazioni industriali e una maggiore diffusione anche della contrattazione di secondo livello nei territori. L’impegno di Assolombarda, che ieri ha presentato i risultati del quarto Monitor sul Lavoro (realizzata da Community media research) è finalizzato proprio a superare il clichè del «pochi, maledetti e subito», promuovendo un approccio in grado di mettere la persona al centro, creando valore.

«Questi strumenti devono portare un valore economico e migliorare la performance delle nostre aziende - ha spiegato il presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz -. Il nuovo contratto non è stato un traguardo, ma un punto di partenza: da qui si parte per la personalizzazione delle piattaforme, per una maggiore diffusione nei territori. La prossima sfida è la formazione: non un costo, ma un vantaggio competitivo che, magari strutturando i rapporti già attivi lungo la filiera fornitore-cliente, potrà servire per adeguare le persone ai nuovi bisogni del digitale».

L'INDAGINE/LE INIZIATIVE
Iniziative di welfare presenti in azienda , in % ( Fonte: Federmeccanica su dati Community Media Research)

L’indagine, condotta su un campione di 1.060 lavoratori dipendenti, conferma la tesi secondo cui la presenza di iniziative di welfare aziendale genera un più elevato benessere organizzativo, un miglioramento della soddisfazione dei lavoratori e un incremento della produttività. Il passaggio è epocale («un salto di scala qualitativo e quantitativo», ha detto ieri il presidente del Cnel, Tiziano Treu). L’indagine, come detto, evidenzia che in oltre la metà delle imprese (nel 54,2% dei casi) si registra oggi la presenza di almeno un’attività legata al welfare aziendale: in due quinti dei casi queste iniziative hanno preso vita nell’ultimo quadriennio, nel restate 57,3% affondano le radici più indietro nel tempo. Altri fattori evidenziano elementi di criticità.

Il grado di conoscenza della normativa attuale, per esempio, è ancora basso: poco meno della metà dei lavoratori è consapevole che le iniziative collegate al welfare non sono tassate come un tradizionale aumento in busta paga. Posti inoltre di fronte al bivio tra aumento di salario in busta paga o nel welfare, i quattro quinti dei dipendenti sceglie la prima opzione.

«Mettere la persona al centro è un fattore competitivo - ha spiegato Federica Fasoli, hr director di Siemens Italia -, è innovazione nell’organizzazione». Siemens sta promuovendo con successo lo smart working e ha varato una piattaforma welfare che prevede di spostare volontariamente fino alla totalità del Pdr su una piattaforma di servizi: chi decide di trasferire più del 75% del premio viene gratificato con altri 100 euro. «Chi accetta la sfida - ha sottolineato Fasoli - va premiato».

L'INDAGINE/LE OPINIONI
Negli ultimi anni la condizione di lavoro è … ; saldi di opinione (Fonte: Federmeccanica su dati Community Media Research)

La rivoluzione culturale sta investendo anche le medie imprese, come Gefran di Provaglio (Bs). «Dai primi approcci del 2014 siamo arrivati a una forma strutturata che prevede una piattaforma di flexible benefit agganciata al pdr - ha spiegato l’hr manager, Patrizia Belotti -. Il premio può essere trasformato interamente in welfare: chi sceglie di dirottare l’80% sulla piattaforma ha diritto a un 5% in più, chi sceglie il 100% ha un contributo del 10%. È vero, ci sono resistenze, molti preferiscono i soldi o soluzioni standard - conferma Belottti -: imparare a scegliere e a decidere è però più gratificante».

Il futuro, secondo gli addetti ai lavori, è nella possibilità di definire soluzioni taylormade, il più possibile vicine alle esigenze di un territorio e di una persona. Diego Andreis, presidente del gruppo meccatronici di Assolombarda e Marco Leonardi, consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei ministri hanno convenuto ieri nella necessità di maggiore contrattazione territoriale, per diffondere lo strumento anche tra le pmi. Il ruolo della rappresentanza è fondamentale. « A Brescia - ha detto il vicepresidente di Federmeccanica Fabio Astori - abbiamo creato uno sportello ad hoc che ha già coinvolto 400 imprese».

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