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L’automazione corre nel Nord-Ovest

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L’automazione corre nel Nord-Ovest

(Marka)
(Marka)

Investimenti in automazione, innovazione, tecnologie smart e Industria 4.0. Sono i quattro pilastri del rilancio delle Pmi, aziende che stanno uscendo dal tunnel della lunga recessione dando maggiore sprint agli investimenti in beni strumentali e piattaforme digitali. Un fenomeno trasversale, che accomuna imprese di tutte le dimensioni e di tutti i settori. Così si spiega il balzo che nel 2016 ha portato al 7,8% il rapporto tra investimenti e immobilizzazioni materiali rispetto al 6,2% segnato l’anno precedente. Riprende quota anche l’edilizia, un comparto che più di tutti negli ultimi anni ha sofferto per la lunga crisi. Guardando, invece, la distribuzione territoriale, quasi la metà degli investitori più votati all’innovazione sono concentrati in tre regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna.

È lo spaccato che presenta la nuova edizione del «Rapporto Cerved Pmi 2017», che verrà presentato venerdì a Milano in occasione di Osservitalia 2017, appuntamento realizzato in collaborazione con Assolombarda. Il focus sarà sulle principali problematiche delle Pmi, sul loro stato di salute e sulle prospettive portate da Industria 4.0 con i suoi potenziali effetti sul mercato del lavoro.

Secondo il rapporto, sono almeno 12mila le Pmi che si possono definire “aquile”, ovvero che appartengono al gruppo delle investitrici-innovatrici (per conoscere la distribuzione territoriale delle imprese “aquile” si veda la tabella a fianco), in cui il rapporto tra immobilizzazioni immateriali e materiali è in aumento. Tra gli altri cluster si segnalano i “colibrì”, 54mila imprese che innovano, ma non investono grandi risorse nel capitale fisico. C’è, poi, il gruppo degli “pterodattili”, investitori non innovatori - Cerved individua circa 62mila Pmi -, i cui budget vengono spesi in modo tradizionale. Con 188mila società, infine, si trova il gruppo più numeroso, quello degli “struzzi”, aziende che non accettano i nuovi paradigmi portati dall’innovazione continua e dalla globalizzazione.

IN RECUPERO
Andamento degli investimenti delle Pmi

«Le Pmi industriali a maggior automazione guidano questa tendenza, sicuramente sostenute dalle agevolazioni fiscali degli ultimi anni, ma anche grazie a fondamentali di bilancio solidi e a una notevole disponibilità di cash flow - osserva Marco Nespolo, ad di Cerved -. E ci sono i presupposti per un ulteriore incremento del livello degli investimenti».

La maggiore concentrazione, circa un terzo, di “aquile” si registra nel Nord-Ovest; seguono, quasi appaiati, Centro e Nord-Est, per finire con Sud e isole. Per quanto riguarda i settori, gli investitori in innovazione sono più presenti nell’industria e nella distribuzione, mentre arrancano le costruzioni e i servizi. Si conferma anche il paradigma che l’innovazione è “giovane”. Il maggior numero di “aquile” si riscontra tra le aziende tra i 10 e i 20 anni di attività.

«Il Rapporto evidenzia il miglioramento dello stato di salute delle Pmi e la decisa ripresa degli investimenti - commenta Alberto Baban, presidente di Piccola industria di Confindustria -. Il nuovo modello di manifattura spinge le aziende ad anticipare le esigenze in termini di prodotti e servizi per i consumatori. Una trasformazione che per le Pmi rappresenta una sfida ancora maggiore, in quanto sono perlopiù terziste. È positiva, quindi, la continuità delle agevolazioni previste da Industria 4.0».

Sforzi e investimenti che si ripagano. Rispetto al passato le “aquile” e in misura minore anche i “colibrì” hanno migliorato il loro profilo di rischio e dato un taglio deciso all’indebitamento. Nel periodo tra il 2007 e il 2015 i risultati di bilancio evidenziano performance nettamente migliori e in crescita per le “aquile”, con un tasso di crescita cumulato vicino al 15% contro il 7,7% degli “pterodattili” e il 4,2% dei “colibrì”. Arretra invece del 4% il fatturato degli “struzzi”. A questi dati contribuisce il balzo, vicino al 16%, della produttività delle “aquile”, cluster in terreno positivo al pari degli “pterodattili”. Decolla anche la redditività netta, con “colibrì” e “aquile” che tirano la volata.

L’analisi dei bilanci operata da Cerved segnala come le imprese più innovative (“aquile” e “colibrì”) hanno tassi di default maggiori, ma chi sopravvive mostra migliori performance in termini di produttività, fatturato e redditività. Gli “struzzi”, con il loro immobilismo, hanno un elevato indice di sopravvivenza, con indicatori di bilancio però in calo.

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