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Sicilia, Confidi in cerca di nuovi business

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Credito

Sicilia, Confidi in cerca di nuovi business

Un sistema che è ancora in piedi nonostante la lunga crisi ma che deve cambiare con urgenza. Il sistema è quello del Consorzi fidi siciliani, ancora troppo piccoli e troppo focalizzati sulla garanzia al credito bancario mentre crescono nuovi canali di finanziamento e cresce il mercato dei nuovi servizi finanziari alle imprese. Almeno questo è quello che emerge dalla Survey elaborata da RmStudio, lo studio dell’advisor Raffaele Mazzeo da cinque anni instancabile organizzatore del Confidi Day nell’ambito del quale la ricerca, realizzata analizzando i 6 maggiori confidi che rappresentano oltre il 90% del mercato siciliano, è stata presentata. E, al di là dei numeri di cui pure parleremo, per Mazzeo un punto fermo intanto c’è: «Serve un cambio culturale per cogliere le opportunità che possono arrivare dai canali di finanziamento alternativi. Le piccole e medie imprese, infatti, stanno sostituendo progressivamente il canale tradizionale bancario dirigendosi verso canali alternativi: fintech, peer to peer, crowdfunding, microbond, pir, venture capital, private equity, quotazioni su elite, Ico in criptovaluta, microcredito. Si tratta di una naturale evoluzione che ha come elemento prevalente e distintivo la disintermediazione delle banche. I confidi tranne rare eccezioni, non hanno ancora colto questa opportunità per la loro crescita».

Secondo i dati del rapporto, le garanzie rilasciate si sono ridotte rispetto al 2015 del 7,1% ma contemporaneamente si è ridotto fino a quasi ad azzerarsi la perdita strutturale del sistema rispetto all’anno precedente (passando da -4,2 milioni a -0,4 milioni di euro) con il dato che risente soprattutto dell'elevata perdita di un confidi 106, mentre tutti gli altri sono in utile. La liquidità resta elevata (117,6 milioni di euro) pur riducendosi del 6,6% rispetto al 2015. Infine, il numero di dipendenti in un anno è sceso da 172 a 162 unità, mentre aumenta dell'1,1% il numero dei soci. «Fra i punti di debolezza dei confidi siciliani – spiega Mazzeo – c'è la loro dimensione estremamente ridotta che limita lo sviluppo e la redditività del settore. Fra i punti di forza, invece, il fatto che i confidi abbiano resistito al periodo di crisi e la presenza di condizioni per nuove opportunità per loro come lo sviluppo crescente dei canali alternativi di finanziamento che non passano attraverso le banche».

In ogni caso serve l’attenzione delle istituzioni per un sistema che è ancora ritenuto un supporto fondamentale per le Piccole e medie imprese. Nel corso del Confidi Day è emersa la necessità di creare accordi con le istituzioni per migliorare il sistema delle garanzie: «Il sistema dei confidi – spiega Vito Rinaudo, presidente di Assoconfidi Sicilia – propone la creazione di un tavolo tecnico-operativo tra questi i consorzi fidi, le banche e la Regione per ottimizzare l'accesso al credito a quelle imprese che hanno un rating medio-basso. La Regione siciliana ha a disposizione fondi europei da utilizzare in questo settore che potrebbero dare un valore aggiunto alle garanzie già esistenti».

Di interlocuzione con la Regione siciliana parla anche Donatella Visconti, presidente di Asso112 -Associazione Confidi Italiani ex art.112, secondo cui «la nuova legislatura regionale è un opportunità per i confidi ex art. 112: altra “metà del cielo” dell'economia delle micro e piccole e medie imprese siciliane. I confidi di domani dovranno fare una sintesi tra rilascio delle garanzie e distribuzione degli strumenti del credito con un occhio attento al nuovo e all'innovazione». Intanto tra le novità immediate che riguardano i Confidi 112 c’è il prossimo insediamento dell’Organismo di vigilanza: «Lo Statuto è pronto - dice Visconti - e il Mef dovrebbe dare l’ok entro dicembre».

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