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Torino, Asti, Biella e Ivrea unite per il made in Italy

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Torino, Asti, Biella e Ivrea unite per il made in Italy

(Agf)
(Agf)

Un’unico soggetto confindustriale per riunire quattro “patrie storiche” di alcuni dei più importanti distretti del made in Italy manifatturiero: dall’automotive al tessile-abbigliamento, dall’hitech all’agroalimentare alla meccanica strumentale. Il progetto coinvolge Torino, Asti, Canavese e Biella e le relative associazioni territoriali di Confindustria. Un’aggregazione che coinvolgerà 3mila imprese associate e oltre 143mila addetti.

Quella che prenderà corpo sarà, quindi, una delle principali associazioni confindustriali territoriali d’Italia dopo quella lombarda formata da Assolombarda (Milano), Monza-Brianza e Lodi (quasi 5.900 imprese associate per oltre 337mila addetti coinvolti) e l’aggregazione di Confindustria Emilia Area Centro, che tiene insieme Bologna, Modena e Ferrara (più di 3.200 imprese e quasi 162mila addetti).

Prosegue quindi, il processo di razionalizzazione messo in campo dalla Riforma Pesenti «che ha permesso di ridurre in quattro anni il numero delle organizzazioni di rappresentanza, passando da 100 a 73, e tra queste 5 sono le organizzazioni a perimetro regionale» si legge nella nota congiunta delle quattro associazioni piemontesi, il cui obiettivo è «fare sistema, abbandonando campanilismi e immobilismo». L’aggregazione presuppone la nascita di un nuovo soggetto giuridico di rappresentanza frutto di una Newco tra le associazioni .

«Questa operazione – spiega Dario Gallina, presidente degli industriali torinesi – punta a dare maggiore forza alla rappresentanza degli interessi industriali e solidità ai rapporti con le Istituzioni in modo da esercitare un’azione più incisiva e sinergica a sostegno della crescita economica dei territori coinvolti. Una Confindustria più forte si basa su di un sistema che si consolida a livello territoriale, che evolve con servizi di eccellenza e un’offerta più ampia e di maggiore qualità».

Il percorso non sarà, necessariamente, rapido, come si intuisce dalle parole di Paola Malabaila, presidente dell’Unione Industriale della Provincia di Asti: «Abbiamo avviato il processo di studio dell’ ipotesi di aggregazione con Torino, Biella e Ivrea – sottolinea Malabaila – perché in una fase storica in cui cresce il rischio dell’individualismo declinato nelle più svariate accezioni, noi crediamo invece nella forza dell’unione, del confronto e del continuo scambio di idee, di informazioni e di esperienze». Il percorso, dice la presidente degli industriali astigiani «non è facile, e vi sono numerosi aspetti sui quali va trovata la convergenza, ma l’impegno che ci stiamo mettendo è grande». In effetti la sfida non è da poco, come spiega Carlo Piacenza,presidente dell’Unione industriale biellese: «Mantenere e sviluppare il valore della rappresentanza e il legame con le imprese conservandone la declinazione territoriale, costruire una “identità” di area industriale vasta, ma con un comune sentire, utile a orientare le scelte di politica industriale regionali e nazionali, garantire un elevato livello di servizio ai nostri Associati». Obiettivi, secondo Piacenza, non tutti perseguibili nel breve periodo.

«Questo progetto – spiega Fabrizio Gea, presidente di Confindustria Canavese – rappresenta un pensiero alto, un esempio di collaborazione avanzata e un’innovazione istituzionale di grande portata ed autorevolezza. Aggregare significa semplificare, migliorare la gestione della complessità e dei servizi, essere più competitivi in termini di supporto e di guida verso le nostre aziende. Questo progetto, che coinvolge territori industrialmente e storicamente diversi ma complementari tra loro, è una testimonianza della capacità del sistema confindustriale di sapersi rinnovare».

Il Piemonte ha già visto un’altra aggregazione, quella di Confindustria Piemonte orientale, formata da Novara, Vercelli, Alessandria (1.173 aziende associate e 64.350 addetti).

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